Succede che ti innamori.
Succede senza alcun preavviso.
E senti il suo odore anche quando lui non c’è.
Lo senti sulla pelle come la nostalgia.
E ti innamori prima con il corpo e poi con la mente, sebbene
qualcuno dica esattamente l’opposto.
Ma è carnale l’urgenza di tornare dalla costola che ti ha generato,
ancestrale il bisogno di tornare là dove tutto ha avuto inizio.
“Ti ho visto da dentro, e lì voglio tornare”.
Semplice, istintivo, primordiale.
Come un bambino che torna nell’utero che lo ha accolto.
E forse lui c’era già prima di te, prima del tempo. Lui era già
scritto.
Due corpi che tornano a essere uno solo.
Ti ritrovi a pensare che i giorni sono tropo stretti e il tempo,
un ladro che ruba ricordi, inganna le attese.
Ti innamori dei difetti, di quella precisa ruga in mezzo alla
fronte, delle mani, del braccio appoggiato al finestrino mentre guida e pensa e
di quella vena. Quella vena che batte.
E senti il bisogno di costruire il destino, di renderlo strada.
E fai spazio al nuovo per metterci via tanti domani.
Succede che ti innamori, così senza preavviso.
E quella voglia di superare la pelle, di plasmare come creta l’amore
tra le mani ti feconda l’anima.
In quel momento quando, l’amore si fa palpabile e corporeo vorresti
un figlio che inventa la vita.
Così.