Non so cosa si possa fare, ma non possiamo restare in silenzio...
http://www.corriere.it/esteri/15_aprile_08/isis-assedio-campo-profughi-palestinesi-uccis-ffb37870-ddae-11e4-9dd8-fa9f7811b549.shtml
giovedì 9 aprile 2015
mercoledì 8 aprile 2015
Le donne cialtrone
Le donne si dividono in tre categorie: quelle che mettono
la crema idratante solo sul viso, quelle che la mettono sul viso e sul corpo,
quelle che non la mettono né sull’uno né sull’altro.
Le donne cialtrone rientrano nella prima categoria. La
stesura dell’idratante solo sul viso, tralasciando il corpo, la dice lunga
sulla trasandataggine della donna che impiegherà, tale svista in molte delle
altre sue attività. Non è che il corpo abbia fatto qualcosa di specifico, alla
donna cialtrona, ma richiedendo più tempo, data la vastità dell’area rispetto a
quella circoscritta del volto, la cialtrona rimanda, posticipa, rinvia. Il vero
problema sta nel fatto che la cialtrona, per pigrizia mentale, indole e
inclinazione può dare estrema importanza, magari a un piccolo dettaglio,
lasciando indietro perfino una cosa assai più importante. La cialtrona è
disorganizzata, non sa cosa sia il metodo, ha norme e regole che soggiacciono
solo ed esclusivamente al suo cuore grande. Quindi, uomini in cerca di una
compagna, vi consiglio di chiedere alla presunta prescelta quale rapporto abbia
con la crema idratante per poi farvi i vostri conti.
giovedì 26 marzo 2015
Terni Tattoo Convention
Sabato 28 e domenica 29 si svolgerà a Terni presso il
Centro Multimediale CMM, negli stabilimenti delle Ex Officine Bosco, la seconda
edizione di Terni Tattoo Convention iniziativa organizzata dalla “Tattoo ForLife”
Associazione senza scopo di lucro che persegue finalità di solidarietà sociale
sostenendo progetti di utilità sociale al fine di dare un concreto beneficio
alle persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche,
economiche, etniche, sociali e familiari. La “Tatto For Life” nasce da una
duplice passione. La passione per i tatuaggi e il bisogno emotivo di declinare
questo interesse in attività di sostegno e aiuto concreto nei settori
dell’assistenza, della ricerca medica, della beneficienza, dello sport e nella
tutela di coloro che si trovano a vivere situazioni di forte criticità. La
prima edizione di Terni Tattoo Convention ha devoluto 20.000 euro al Dipartimento
di Neonatologia medica e Chirurgica Unità operativa di chirurgia Neonatale
dell’Ospedale del Bambino Gesù di Roma per uno studio collaborativo Europeo
sulla Sindrome da intestino Corto, sindrome che colpisce neonati, lattanti e
bambini e rende obbligatoria la nutrizione artificiale. Ho assistito alla
presentazione del progetto, in una sala consiliare riscaldata dalla presenza di
un bimbo delizioso e dei suoi genitori- rispettivamente presidente e tesoriere
dell’Associazione - entrambi tatuati fino ai denti, che con la forza e la
grinta di chi combatte per rendere la vita del proprio figlio, migliore, hanno raccontato
con estrema dignità come il loro piccolo abbia bisogno che la ricerca vada
avanti in questo tipo di malattia. L’edizione 2015 della Tattoo Convention si
prefigge la raccolta fondi per il sostegno e la continuità del progetto di
ricerca nella speranza che possa essere attivato un data base europeo per la
condivisione di un unico protocollo di approccio diagnostico e terapeutico, che
crei un network europeo di ricerca di metodi standardizzati da confrontare
mirando a migliorare la qualità della vita dei bambini e delle famiglie
coinvolte. Se nel fine settimana non
avete impegni, fateci un salto. L’ingresso è aperto nella giornata di sabato
dalle 12.00 alle 24.00 e in quella di domenica dalle 10.00 alle 22.00.
Al di là della nostra natura piuttosto spontanea e non
raffinata, la sensibilità dei ternani mi colpisce sempre positivamente. Quando
c’è bisogno di sentimento, noi diamo il meglio di noi.
mercoledì 25 marzo 2015
Gonna o pantaloni?
Ho tirato le calze e le ho
strappate creando una voragine dalla polpaccio in su.
Ovviamente ero già in ufficio.
martedì 17 marzo 2015
I bambini sintetici di Dolce&Gabbana
Avevo deciso di non intervenire
nella polemica scoppiata dopo l’intervista rilasciata a Panorama dagli stilisti
Dolce&Gabbana, perché sono giunta a una fase in cui ho capito che non sono
più disposta a spendere energie importanti in stupide faccende. Preferisco,
magari, mettermi carponi insieme a mio figlio e ruggire come un dinosauro, con
un cappello con le punte sulla testa e un corno finto in viso, gridando sono un
triceratopo. Lo trovo più edificante. Ci sono però questioni davanti alle quali
mi è impossibile tacere. Perché se qualcuno si permette di dare a mio figlio
del “sintetico”, l’unica cosa che posso fare è scagliarmi contro come una furia
con la ferocia e l’impeto di un animale ferito che difende la sua prole.
Ferma restando la libertà di
ognuno di esprimere la propria opinione, libertà più limitata rispetto alle
altre se sei un personaggio pubblico e se le tue idee possono veicolare
messaggi sbagliati, con semplicità e leggerezza errata, inaccettabile, su una
questione talmente delicata e importante che necessita la massima attenzione,
una seria competenza nel trattare l’argomento e una sincera sensibilità, trovo
tutta la diatriba di un livello vergognoso e deprimente, più per l’incompetenza
che per la pochezza dei contenuti delle posizioni espresse.
Poiché le parole hanno un significato,
un senso compiuto e la comunicazione soggiace a regole precise e lo scrivere,
oltre ad essere tecnica, deve essere anche sentimento, affermare che i bambini
nati da fecondazione artificiale sono “sintetici” equivale a dire che sono
bambini di secondo ordine, bambini nati da un Dio minore, bambini con status
diverso rispetto ai figli nati naturalmente e questo è decisamente intollerabile.
Ritengo molto più violenta una tale affermazione, piuttosto che il boicottaggio
verso la merce griffata D&G, che peraltro non ho mai comprato, trovandola semplicemente,
brutta. Il signor Dolce non ha la ben che minima idea di cosa sia una tecnica
di procreazione medicalmente assistita, né che esistano diversi livelli di tale
tecnica, né cosa sia una fecondazione omologa o una eterologa e mescola, senza
cognizione di causa, uteri in affitto, madri surrogate, bambini nati da un catalogo,
con una sciatteria e una trascuratezza al limite del sopportabile, che neanche
Giovanardi nel suo massimo splendore.
Ma andiamo per gradi.
La prima dichiarazione
sconcertante è la dichiarazione sulla famiglia “tradizionale”. Alla domanda “Che
cosa sia la famiglia - Dolce risponde: ”
Non abbiamo inventato mica noi la famiglia. L’ha resa icona la sacra
famiglia, ma non c’è religione, non c’è stato sociale che tenga: tu nasci e hai
un padre e una madre. O almeno dovrebbe essere così, per questo non mi
convincono quelli che io chiamo i figli della chimica, i bambini sintetici.
Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi
bambini chi è la madre. Ma lei accetterebbe di essere figlia della chimica?
Procreare deve essere un atto d’amore, oggi neanche gli psichiatri sono pronti
ad affrontare gli effetti di queste sperimentazioni’”.
Ecco, dichiarazioni del genere
mi fanno venire la nausea, cadere la braccia e inorridire, perché confondere la
“necessità biologica”di un uomo e una donna, la genetica, o il dna di uno dei
due, con il ruolo di un genitore, con chi crescerà un figlio, magari con un
patrimonio genetico diverso da quello di chi ha fornito il gamete, significa,
non solo disprezzare un atto d’amore ben più potente di un semplice atto
sessuale, ma anche l’istituto dell’adozione e ogni forma di trasmissione d’amore
che non possa essere catalogata dentro un modello familiare unico che, viva
Dio, cambia con la società, il tempo, con i paradigmi culturali di una comunità.
Secondo la visione della famiglia tradizionale del sig. Dolce,
madre-padre-bambino, non dovrebbe esserci posto neanche per la famiglia
composta di genitori single (ma anfatti, tu madre rimasta sola dopo che lui ha
scoperto che sei rimasta incinta, perché non butti sto figlio, che pure piange
tutta la notte, sporca, rutta e fa la cacca a dismisura? Stesso dicasi se lei o
lui ti ha mollato per un’altra, o se si è permesso di morire senza preavviso),
non è famiglia una coppia senza figli, non è famiglia una coppia di due
sorelle/fratelli, non è famiglia, se non quella di tipo tradizionale. Bene. Ora
mi domando come per tutti questi anni si siano percepiti i due, legati da una
relazione sentimentale, condizione già di per se, bastante, per ritenersi una
famiglia. Ma si sa, il pulpito da cui si predica è sempre molto soggettivo. Ma la
cosa che trovo davvero esecrabile è che tutta questa faccenda sia stata
imbastita e programmata per pubblicizzare il brand dei due sarti che, comunque
rimangono tali, senza nulla togliere al valore del lavoro sartorile che, ha
comunque poco a che fare con il voler diffondere temi valoriali. Tutta la
faccenda è una strategia di comunicazione del marchio D&G fatto però sulla
pelle dei bambini “sintetici” e sulle coppie che realmente fanno della
incapacità di riprodursi una malattia di vita e di sogni. Si ripropone quello
che era già successo con le dichiarazioni del Gruppo Barilla sui gay e sulla
loro idea di famiglia mulino bianco, poi ritrattate e ridimensionate con azioni
pro gruppi Lgbt. Nel caso dei due sartini, invece, è stata studiata a tavolino
una strategia di comunicazione inneggiante alla famiglia tradizionale che, va
ormai avanti da anni a sostegno di una coppia, non proprio tradizionale, che
così si è comprata una parte di quel pubblico cui altrimenti non sarebbe mai
arrivata. Niente di male, direbbe Oliviero Toscani, uno dei più famosi
fotografi e pubblicitari del mondo il quale, insegna che, se vuoi centrare il
core di una questione, devi spararla, in questo caso fotografarla, grossa, se
vuoi che faccia parlare di sé. Il problema, quindi, non si porrebbe, se non si
trattasse di bambini, dichiarati “sintetici” che letteralmente significa, non
naturali, artificiali, costruiti, manipolati, contraffatti, alterati e di un tema
tanto intimo e delicato da richiedere il massimo rispetto e la più profonda
empatia.
Personalmente continuerò a non
comprare gli abiti e gli accessori di D&G. Ma mentre prima mi limitavo a
pensare che fossero due stilisti sul mercato internazionale, oggi aggiungo che
sono due stilisti sul mercato internazionale, ma umanamente dei “poracci”.
lunedì 16 marzo 2015
Giorni tristi
Sono giorni difficili per la mia città, balzata
sulle cronache nazionali per un orrendo delitto avvenuto ai danni di un giovane
senza colpa, alcuna. Moltissime le cose dette, fatte. Moltissimi i commenti al
vetriolo; la rabbia esplode con il dolore e porta a galla la parte peggiore di
noi. Perché la paura fa dire e pensare le cose più ignobili.
La gente è stanca,
esasperata dal lassismo di uno stato assente, di istituzioni che non arginano
i problemi, da un finto buonismo che ci porta tutti in balia dei folli. Un’onda
di violenza e di razzismo si è innalzata davanti ad un delitto che, il caso ha
voluto, così brutale. Dall’altra parte un ragazzo per bene, una famiglia
distrutta che, malgrado il dolore, non vuole altra violenza ma solo giustizia.
Sono giorni tristi, giorni in cui anche il cielo sembra non voglia brillare nel
rispetto di chi se ne è andato, con la gola tagliata per mano di un balordo
che, in questo caso, è uno straniero con precedenti e già espulso dal paese.
Sono giorni in cui i pensieri si susseguono, si contraddicono, si confondono e
lasciano l’amaro in bocca in chi cerca di inghiottire un dolore amaro, in cui
tremano le certezze e le convinzioni. In cui vacillano anche i valori.
venerdì 6 marzo 2015
Cinquanta sfumature di auguri
L’idea di prendere tra le mani un metro e di
costatare che, all’incirca, in prossimità dei cinquanta, si è oltre la metà del
metro, non aiuta l’autostima di una donna, specialmente se è stata bella. Che
poi non è che a cento, uno ci arriva tanto facilmente, eh.
Le cinquantenni o le
donne in prossimità dei cinquanta che io conosco sono tutte, meravigliosamente
belle. Fuori e dentro. E ciò che le rende belle, oltre l’aspetto fisico, è la
forza che ci mettono nel nascondere e combattere quella stanchezza antica e
remota che le ha accompagnate fino al punto in cui sono. Una cosa dolce che,
ricorda l’atto di occultare la polvere sotto il tappeto, di riattaccare la
punta al cioccolato del cornetto algida che si stacca mentre si scarta, di
riassemblare pezzi di un puzzle che raffigura una vita quotidiana non sempre
stellare.
E poi c’è tutta quella cosa, quella voglia di fare
ancora, dire ancora, essere ancora, rinascere e riscoprirsi che scoppia dentro
e in qualche modo, non sempre quello giusto, esplode. E allora gli devi dare un
senso, una direzione, la devi accompagnare, la cosa, altrimenti ti ritrovi con
la bocca a canotto, o con una maglietta che ti scopre una pancia prominente,
con un volto tirato e le mani rugose. E allora la cosa, la voglia di essere
ancora in pista la devi coccolare, malgrado le delusioni, nonostante il non
sentirsi né carne, né pesce, di sentirsi come un mercoledì, nel mezzo di un
tempo su cui devi indugiare di più. Liberandolo dal superfluo, spogliandolo,
eliminando, alleggerendo e tirandogli su le coperte, abbracciandolo, come faremmo
con nostro figlio.
Lavarsi i denti, raccontare favole e sognare ancora.
E ancora e ancora.
Auguri quarantenni e cinquantenni e giù di lì e su
di lì.
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