giovedì 19 dicembre 2013

Cinquanta sfumature del bianco natale


Io sono innamorata, persa.

Fradicia. Rapita, stregata, cotta.

Di quelle che pensano che il proprio figlio sia l’incarnazione della bellezza. L’eccezione che si fa regola, il ponte tra il finito e l’infinito. Me lo guardo, me lo annuso, se potessi, me lo mangerei a morsi.

Conosco ogni curva, ogni segno che il tempo sta incidendo sul suo corpicino. Il livido sotto il ginocchio destro, le fossette sulle guance. Potrei disegnare a occhi chiusi il suo visino.

Possiede una delle caratteristiche che più amo nel genere maschile, fa ridere.

Quando fa una marachella e beccato guarda in alto come faceva Carlo Verdone, quando tira fuori vocaboli improbabili, quando guarda il cane mentre fa la popò e storce il naso perché “pussa, bleah”, quando mi chiede se io e lui siamo amici. Mi racconta le “avole”, lui, a me. Cominciano tutte con c’era una volta, c’è sempre un lupo “attivo-attivo” che, di solito si scotta il culetto cadendo nel camino. E poi c’è lui, che di solito salva la principessa che, di solito, sono io. C’è anche dell’altro, ma non sempre lo capisco.

 

Sto imparando (meglio tardi che mai) che, il detto “i bambini sono come spugne” è vero come vera è l’alba ogni mattina.

Attenendomi al buon senso e ispirandomi ai migliori principi pedagogici cerco, con rigore, di dare il buon esempio.

Cercare non significa, riuscire.

Tento di parlare un italiano corretto in sua presenza, cerco di usare sempre un tono di voce calmo e costante, mi trattengo dal lanciarlo fuori dalla finestra quando, testardo come il più ostinato dei muli, si rifiuta di seguire una regola, tento di trovare il giusto compromesso tra insegnare e comprendere, inseguo fantasia e raziocinio, volo insieme con lui su ali inventate, con i piedi ben piantati nel cielo e la mente, oltre.

E’ difficile, è un esercizio quotidiano di complicata acrobazia.

E’ anche peggio dell’assemblaggio dei mobili Ikea, se possibile.

Almeno, in quel caso, uno straccio di libretto delle istruzioni nella scatola imballata lo mettono.

Comunque, mancando la formazione di base, spesso si va a braccio. Magari con tutte e due le braccia, magari anche aperte e con tutta l’anima nel mezzo.

In questo periodo a casa nostra Babbo Natale si è espanso.

Questo nonno dalla pancia grossa e dal cuore immenso che accoglie e racchiude, trattiene i desideri per ventiquattro giorni l’anno e rimanda un atto di amore e di fiducia per il resto del tempo, questo nonno che nel mio immaginario di bambina rappresenta il magico e in quello di donna la speranza, l’attesa, la voglia di credere ancora ed ancora, a casa mia ha già assunto diverse sfumature.

La tonalità migliore, il panciuto grassone l’ha assunta ieri pomeriggio in un negozio di abiti del centro della mia città, quando nel bel mezzo di un capriccio, mentre la proprietaria amorevolmente spiegava a mio figlio che per il suo bene, era meglio che si rimettesse il piumino tolto per giocare e facesse il bravo, altrimenti nessuno gli avrebbe portato dei doni, mio figlio, guardandola dritta negli occhi ha impallidito una delle possibili sfumature di santa Klaus asserendo con convinzione e consapevolezza e una precisa bravura nella contestualizzazione:” Azzo di idiota etto Abbo Atale…”

Serve la traduzione?

 

24 commenti:

  1. nooooo ahahaha a davvero ha risposto cosi'..hahah

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si, davvero, non puoi capire la vergogna...

      Elimina
  2. Risposte
    1. Guarda io non sapevo se sotterrarmi dalla vergogna, ridere o scappare!

      Elimina
  3. azz..però, che bel momento! ;) proprio da bianco natal!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si, proprio un bel momento, dovevi vedere la faccia della proprietaria!

      Elimina
  4. essere mamma non è facile, anche se penso sia una cosa bellissima!!:) I bimbi sono troppo forti :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione e soprattutto dicono quello che gli passa per la testa senza filtri.

      Elimina
  5. "il panciuto grassone" è fantastico! Ho rivisto le foto della mia panciuta grassona e tettona e ho ridacchiato forte. Sono così belli e morbidoni... Che bello che parla, ma azzo contestualizziamo!!
    Tanti cari auguri!

    RispondiElimina
  6. Hahaha! Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia della proprietaria!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Era tra l'inorridito e il "forse non ho capito"!

      Elimina
  7. ♥ non hanno mezzi termini i bambini.
    Bella tu, grazie ancora per la mail!

    RispondiElimina
  8. Un piccolo genio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :) :) :)

    RispondiElimina
  9. Gioia!! troppo sincero!! la mia mi guarda e mi dice... faffacul.... e ride.. da chi l'ha sentito nn so!!!

    RispondiElimina
  10. Mio figlio tiene il repertorio delle esclamazioni, più o meno volgari, solo per il pubblico casalingo e non so cosa sia meglio ;)
    Però stai certa che non ti annoierai mai, troppo arguto ... e tutto sommato di buon senso, vista la sciocca minaccia che gli stavano propinando!

    RispondiElimina
  11. Fortuna che perlomeno tuo figlio toglie le iniziali :-)

    Ricordo che da piccino, avrò avuto 5/6 anni, alla vicina di casa dissi:
    "Lo sai che tu sei proprio curiosa?"

    Mia madre abbozzò (anche perché era stata lei a svelarmi la curiosità vicinesca ;-))

    RispondiElimina