lunedì 18 febbraio 2013

Il fatto nel cassetto. Un controllore poco controllato.




Avevo vent’anni, o giù di lì e la bellezza dell’asino, quella della giovinezza per intenderci.
Che poi questa frase non ha alcun senso. In effetti è' frutto della pessima conoscenza linguistica degli Italiani. La frase originaria, francese, era "beauté de l'age" diventata , poi, "beauté de l'anè”. 

Cosicché' anziché bellezza dell'eta' (age) cioè della gioventù, è diventata bellezza dell'asino, cioè anè. Quindi, la bellezza dell’età ha poco a che fare con gli asini. E’ solo un refuso linguistico.
Sta di fatto che i vent’anni mi conferivano la bellezza di un bel ciuchino insieme alla mancanza assoluta di malizia. Ero sprovveduta e incapace di pensar male.

Sono una di quelle che l’Università l’ha fatta da pendolare. Treno-lezione-esame-treno-casa.
All’epoca non appartenevo alla comunità degli studenti, né a quella delle mie amiche che frequentavano altri Atenei in altre sedi, ne mi appartenevo.
A me quel treno non è mai piaciuto e a dirla tutta il mio unico pensiero era di andare, fare quello che si doveva per poi tornarmene dritta, dritta a casa mia, nella provincia, nella mia casa. Tra le strade che conoscevo, tra le vie della mia infanzia, spesso anche tra i viottoli del cimitero, dove trovavo pace, a quel tempo.

Non so a voi ma a me i treni che fermano a una stazione e tu devi prendere la coincidenza per raggiungere la tua destinazione, stanno proprio sulle scatole.
Stesso dicasi per i voli.
Odio gli scali.
Gli scali sono scomodi, a priori.
Economici sì, ma antipatici come la pioggia in un giorno in cui hai fatto la piega e non hai preso l’ombrello.
A meno che tu non approfitta per fermarti un paio di giorni in una bella città e visitarla, cosa che non capita quasi mai, perché hai un volo del cavolo, ti rovinano sempre metà viaggio.
Hai sempre quelle 4/6 ore tra un volo e un altro, troppo poche per pensare di lasciare l’aeroporto, troppe per non annoiarti.
Se rinasco milionaria, viaggio solo in business class. Giuro.

Sta di fatto che, in uno di quei tragitti in cui aspettavo la coincidenza, un controllore, mi dimostrò più attenzioni del dovuto.
Ed io fui sciocca, così’ sciocca che gli permisi di mettere in atto le sue strategie.
Non potrei parlare di vera molestia, o di un’aggressione esplicita, ma di una forma di agguato mentale che avrebbe potuto degenerare in qualsiasi altra forma di violenza se il caso, il mio sesto senso o più semplicemente il passaggio di quella fottuta coincidenza, non vi avessero posto ripari.
Io, stupida, chiesi informazioni circa l’orario del treno che avrei dovuto prendere all’unica persona che mi dava fiducia, perché  vestita di divisa delle ferrovie dello stato, pensavo  non potesse essere certo malvagio.  Lui, fu molto gentile, tanto da offrirmi un caffè, che io ingenuamente accettai, invitarmi a fare due passi, che io stupidamente feci, per ingannare il tempo dell’attesa e invitarmi a pranzo, invito che io, ringraziando il cielo declinai, capendo che si stava spingendo oltre e che il suo interesse sconfinava il garbo di prendersi cura di una ragazza della metà dei suoi anni, in una città che non era la sua, mentre svolgeva un ruolo per cui lo stato lo stava pagando.
A quel tempo il possesso dei cellulari era privilegio di alcuni e nessuno della mia famiglia sapeva che avevo perso il treno.
Quindi se mi fosse successo qualcosa, lo avrebbero saputo a cose avvenute.

Ripresi il mio treno con una sorta di vergogna appiccicata addosso, la sensazione di sporcizia tipica di chi è convinto di aver alimentato una forma di menzogna.

Non ho mai raccontato l’accaduto.
Che avrei potuto raccontare?
Di aver preso il caffè con un controllore? Di aver avuto la netta sensazione che i suoi gesti avessero uno scopo ben preciso?
Non avrebbe avuto senso. Ma ho ripensato tante volte a questa cosa.
Ammesso che ci fosse ancora un controllore abbindolato dalla mia bellezza, interessato ad un caffè-lungo, oggi mi comporterei in maniera assai diversa e forse quel caffè glielo rovescerei in testa, dopo averlo preso a calci.

Le molestie hanno tante forme. E vanno dalle più subdole alle più gravi ed esistono stolker anche in divisa.
Letteralmente stalking significa "fare la posta", "inseguimento", e anche se non esiste una definizione
generalmente accettata di stalking, così come enunciato dagli studiosi delle molestie assillanti di lingua anglofona, lo stolker  è comunque colui che si "apposta", che "insegue", che "pedina e controlla" la propria vittima.
E quello così fece con me.
Così controllore,
anche se forse sarai andato in pensione, spero solo che tu non abbia fatto con altre ragazze quello che hai provato a fare con me e che, al contrario,  quelle siano state più sveglie e ti abbiano mandato a cagare con meno eleganza ma più prontezza.
Se così non fosse stato, sappi controllore, che :
In Italia le condotte tipiche dello stalking configurano il reato di "atti persecutori" (art. 612-bis c.p.), introdotto con il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 (decreto Maroni).
La norma introduce nel codice penale l'articolo 612-bis, rubricato "atti persecutori", che al comma 1 recita:« Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita »
A ciò si aggiungono alcune norme accessorie, ossia l'aumento di pena in caso di recidiva o se il soggetto perseguitato è un minore, il fatto che lo stalking costituisca un'aggravante in caso di omicidio e violenza sessuale e la possibilità di ricorrere alle misure di indagine previste per i reati più gravi, quali le intercettazioni telefoniche e gli incidenti probatori finalizzati ad acquisire le testimonianze di minori. Questa fattispecie di reato è normalmente procedibile a querela, ma è prevista la procedibilità d'ufficio qualora la vittima sia un minore, una persona disabile, quando il reato è connesso con altro delitto procedibile d'ufficio e quando lo stalker è già stato ammonito precedentemente dal questore.
Il nuovo istituto costituisce una sorta di affinamento della preesistente norma sulla violenza privata: delinea infatti in modo più specifico la condotta tipica del reato e richiede che tale condotta sia reiterata nel tempo e tale da «cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura» alla vittima.
A marzo 2011, al Convegno milanese dedicato alla tematica, alcuni esperti di diritto, avvocati e professori universitari hanno espresso dubbi di legittimità costituzionale su alcuni aspetti della legge sullo stalking.

E che peste ti colga.

28 commenti:

  1. la cosa che mi rende più triste, e che mi fa incazzare oltremodo, è che non conosco nessuna donna che non sia stata molestata, palpeggiata, offesa, infastidita, violata, violentata.
    basta andarsene al parco col cane e un libro e starsene lì tranquille, su una panchina a leggere mentre il cagnone socializza che ecco, immancabilmente il maschietto di turno si sente autorizzato a venirci a rompere le ovaie.
    bambine, ragazze, donne, addirittura la vecchiaia non ti protegge da questo schifo.
    avevo un'amica. è morta a causa 18 coltellate, a 17 anni.
    è stato il guardiano del garage dove suo padre teneva l'automobile.
    all'epoca, nessuno le ha creduto quando ha detto che quell'uomo la importunava...
    avevo un'amica all'università
    che è uscita da casa col suo cane e non l'hanno più trovata. il cane girovagava smarrito per il quartiere.
    anche lei aveva tentato di denunciare un uomo che la molestava.

    ben vengano leggi severe e riconoscimenti penali.
    senza dimenticare, però, che questi maschi sono figli nostri, e dobbiamo educarli al rispetto.

    ti abbraccio in silenzio, sorella.
    Adelia

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  2. Dio solo sa se hai ragione. Mi dispiace tantissimo per le tue amiche vittime di ciechi e stolti. Apriamo gli occhi ragazze, vi prego.

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  3. A costo di essere preso a pedate nel sedere, lasciatemi esprimere un punto di vista diverso. Penso di poterlo fare perché, anche se poche persone mi conoscono dal vero, credo che molte di quelle che leggono qui si siano fatte un'idea di me, che non coincide con quella dello stalker, del violento, e manco del lumacone.

    Il confine fra provare a conoscere ed infastidire spesso è molto sfumato. Vediamo l'episodio che hai raccontato, e mi metto nei panni dell'uomo. Ti vede, gli piaci, prova a conoscerti. Tanti modi, alcuni fini, alcuni truzzi. Un caffè è neutro, per la serie: lasciamo ampie possibilità di declinare. Un fiore sarebbe più impattante, forse più simpatico se la ragazza avesse senso dello humor, ma insomma..
    Accetti il caffè. Parli. Piaci all'uomo. Rilancia. Che rilancio si può fare? Non c'erano i cellulari, quindi nessuna possibilità di creare un ponte leggero per il dopo. Allora si prova a prolungare il momento attuale, e un pranzo è il modo più banale a disposizione.

    Non ho la pretesa di aver descritto l'episodio: è semplicemente una visione diversa, di una "strategia" orientata a creare una conoscenza. E' chiaro, l'obiettivo è quello di stabilire un altro tipo di rapporto, qualunque esso sia, ma è stalking questo, oppure altro non è che la continua commedia della vita?

    Tutto questo pippone per dire che lo stalking è altro. E' l'incistarsi, è l'aggressione, è la molestia continua, quella che si ripete, noiosa, anche dopo che si è declinato più volte. Non credo che stalking sia la dinamica del provare a conoscersi, del cercare - magari in modi sgarrupati - di colpire l'attenzione di un'altra persona che ti piace, in vari modi e con vari titoli.

    Ma, ciò detto, il rispetto per l'altro è sempre dovuto, e bisogna considerare che, come sempre, la propria libertà finisce quando comincia quella altrui...

    Un abbraccio

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    1. Ci sta tutto il tuo discorso Marzio se fossimo stati coetanei, se io avessi vestito gli stessi suoi panni e non fossi stata preoccupata e spaesata. Credimi non voglio fare la figura della mammola, non lo sono per niente, anche se al' epoca ero ingenua fino al midollo. Io mi rivolsi a lui perché mi infondesse fiducia in un momento di difficoltà. fu capito benissimo che era un momento di difficoltà e non una predisposizione alla conoscenza. Hai ragione sullo stalking. È' aggressione reiterata, pedinamento, togliere l'aria e mettere in gabbia. Ma ci sono tante forme di aggressione. Questo intendevo e tu sei uomo saggio e in gamba per capire la differenza che giustamente c'è. Ben venga sempre il diverso punto di vista.

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    2. Certo che c'è. E ti dico di più: se mi fossi trovato nella situazione che hai descritta dalla parte del controllore, colpito ed interessato a te, avrei cercato di aiutarti, magari anche offrendoti da mangiare se fosse stato chiaro che eri in difficoltà, ma in modo molto distaccato, quasi professionale. Per poi chiederti, una volta rimessa sul treno "senti, sei proprio carina. Vorrei poterti rivedere, se ti va, non come controllore ma come Marzio..".

      E sono convinto che una percentuale non trascurabile di donne avrebbe interpretato il mio fornire aiuto come un tentativo di stalking, invece che essere un aiuto - interessato quanto si vuole - dato ad una donna in difficoltà.

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    3. Non ho dubbi, sei un signore. Questo avrei gradito. Sulla percentuale non so dirti, forse si. È questione di intelligenza e sensibilità ma confidò sempre nel buon senso.

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  4. Io sono d'accordo con Ilmondoatestaingiù, se le due persone avessero avuto la stessa età e gli stessi strumenti per capire quello che stavano vivendo.
    Non sono d'accordo se lei è una ragazzina e lui ha il doppio degli anni...

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  5. Credo che a volte non basti raccontare l'episodio per stabilire se fosse molestia o meno...io non mi sono mai trovata in situazioni simili, e dico per fortuna, perchè non so come reagirei. Credo che ogni persona sia capace di percepire quando dietro la semplice conoscenza ci sia qualcos'altro. E Raffaella è proprio quello che ha detto:
    "Non ho mai raccontato l’accaduto.
    Che avrei potuto raccontare?
    Di aver preso il caffè con un controllore? Di aver avuto la netta sensazione che i suoi gesti avessero uno scopo ben preciso?
    Non avrebbe avuto senso."
    Ecco è proprio li il problema: avere la netta sensazione per molti non vuol dire nulla, è solo una sensazione. E invece è molto di più per chi quella sensazione l'ha vissuta.
    C'è la tendenza a non essere creduti e allora capitano tragedie come quelle raccontate da Adelia.
    Un abbraccio Alessia

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  6. Era esattamente quello che volevo dire.

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  7. torno a parlare perchè, come qualcuno forse sa, l'argomento mi tocca da vicino ed ha condizionato la mia vita in maniera pesante.
    userò coscientemente la parola "maschi" perchè "uomini" è riservata davvero a pochi.
    potrei dire: "possessori di strumentazione atta ad abusare delle donne, ma mi pare eccessivo".

    è vero che il limite tra la voglia di conoscere meglio qualcuno ed il molestare è piuttosto labile.
    è vero anche che la percezione è assolutamente individuale e quindi ciò che a me pare tremendo ad un altro potrebbe sembrare addirittura risibile.
    il problema non è il tentativo di conoscersi ( o rimorchio, che dir si voglia ) nè l'essere più o meno coetanei nè i modi più o meno raffinati.
    posso ridere e non arrabbiarmi ( e l'ho fatto anche ) per un complimento da stadio tipo "aoh che è tutta robbba tua??"

    posso incazzarmi ( e l'ho fatto ) per un educatissimo "posso presentarmi..?" con la mano molliccia e l'occhio da bollito che ti scruta prendendoti le misure e immaginandosi chissà cosa.

    il problema vero è nell'intenzione - ovvero - nella visione che questo maschio ha del mondo e dell'opinione che ha sulle donne.
    a me va benissimo che 2 sconosciuti si incontrino e finisce tipo "l'ultimo tango a parigi", non sono una moralista e se i due sono consenzienti va benissimo così.
    quello che non mi piace affatto è l'atteggiamento predatorio
    del maschio che ci deve provare a ogni costo se no "ogni lasciata è persa".
    e questo atteggiamento, più o meno velato, ce l'hanno in tanti.
    ma se il maschio in questione nota ( e lo notano, basta con le scuse.. ) che la donna è a disagio allora deve chiedere scusa e andarsene, punto.
    senza insistenze, senza accanimenti, senza piaggerie da seduttore da piano bar. senza atteggiamenti aggressivi nè sarcasmi.

    conoscersi, e avere voglia di conoscersi, è anche e soprattutto alchimia.

    e lo so che per gli uomini ( stavolta si, perchè si fanno delle domande e cercano delle risposte ) non è facile relazionarsi con noi donne, soprattutto quando abbiamo vissuti "pesanti".
    cerchiamo di comprenderci, anche quello è alchimia.
    un abbraccio
    Adelia

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    1. E' verissimo ciò che dici, purtroppo l'alchimia non è una scienza esatta, e manco una scienza se è per quello. Quello che voglio dire è che, come ogni cosa che ha a che fare con la personalità umana, ci sono motivazioni, trascorsi, soglie, limiti che variano da persona a persona. E lo stesso si può dire delle interpretazioni che facciamo delle intenzioni degli altri.

      Il mondo è fatto di uomini porcini, ma anche di uomini rispettosi che non per questo abiurano alla legge naturale di voler conoscere chi ci colpisce, magari per dire subito dopo "mollala". Succcede agli uomini come alle donne, credimi.

      E' però sempre il rispetto ciò che conta. Se l'altro ti fa capire che infastidisci, si deve smettere. Se sei in una condizione di superiorità psicologica, si dovrebbe evitare di approfittarne (e qui tanti non sanno farlo, dal lavoro alla necessità come nel caso di raffaella).
      Comunque, in ogni caso, il rischio di fraintendimenti, di incomprensioni, di sensazione differenti delle situazioni, è altissimo, direi connaturato all'essere umano.

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    2. ti fai delle domande
      ed è una delle caratteristiche che ti rendono uomo.
      :o)

      Adelia

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  8. Non voglio aggiungere altro.Dici tutto te.

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  9. Ci sono degli espisodi della nostra vita, che solo a ricordarli generano dolore, fiugiramoci a parlarne o a raccontarli a qualcuno, perchè oltre al dolore, si unisce la rabbia e molto spesso la vergogna. Una molestia è una molestia, una donna la riconosce sempre, velata o no, ed è spesso la paura che ti spinge a non scappare e che paralizza. Sono alla soglia dei 40, purtroppo, episodi così ne ho vissuti, me li ricordo tutti, nessuno escluso, dal più pesante a quello che l'ha buttata sul ridere, ed oggi, quando mi capita di viverne altri, come allora non so reagire. Rimango li con le gote in fiamme, la paura dentro ed uno schiaffo in mano.

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  10. Anche secondo me una donna la riconosce. Almeno una intelligente.
    Grazie per la testimonianza.

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  11. condivido in pieno. i modi per "molestare" una donna, o ancor più una ragazza con poca esperienza, magari approfittando del proprio ruolo sono tanti e spesso di molto sottovalutati. ne abbiamo esempi a tutti i livelli: la battuta schifosa di cui si ride, la richiesta di attenzioni in cambio di altre cose.
    è uno dei motivi per cui delle volte penso che non mi dispiace poi tanto di non aver avuto una figlia femmina.
    ti abbraccio

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  12. Sì capita a tutte prima o poi e a prescindere dalla bellezza e dall'attegiamento. Il maschio che deve marcare il territorio è diffuso e purtroppo non sempre è possibile farci sù una risata compatendolo e allontanandosi, e quando il maschio passa dalla blanda molestia alla violenza è troppo tardi! Occorre educarli fin da piccoli al rispetto per l'altro.
    baci Sandra frollini

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  13. In gioventù ho spesso suscitato l'attenzione degli uomini, casualmente, involontariamente... per cui situazioni come quella che hai descritto mi sono capitate più volte (addirittura da parte di amici di mio padre e dei miei fratelli!), solo che mi tenevo tutto dentro, perchè benchè IO non avessi fatto nulla, ero attanagliata dalla vergogna. Vergogna di cosa, poi? Ricordo che quando avevo 16 anni, per arrotondare facevo la cameriera in un locale. Il padre di una collega (mia coetanea) si offrì di darmi uno strappo a casa col motorino. All'improvviso però si fermò sotto casa sua per prendere la macchina ed io ancora non riuscivo a spiegarmi perchè.... (ho sempre odiato la mia ingenuità che talvolta rasenta l'idiozia!) Ovviamente quel "signore" dai modi fini, con gli occhiali metallici e l'aria da professore mi allungò le mani e fui MOLTO fortunata, quando dopo un mio secco NO mi riaccompagnò a casa. Se solo ci penso mi sento male!
    PS non parlarmi di coincidenze coi treni perchè io per anni ho viaggiato con 3 cambi a volta per 8 ore in totale (quando andava bene!) poi alla fine ho optato per il pullman!

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  14. Sono d'accordo con ilmondoatestaingiù soprattutto quando dice che nel caso in cui l'uomo sia in una condizione di superiorità psicologica non dovrebbe approfittarsene.
    Il punto, secondo me, è proprio questo.
    E' questo il motivo per cui il fischio per strada fatto dal ragazzetto non mi infastidisce quanto un'allusione del mio capo, per esempio.

    E' vero che le soglie, i limiti, le motivazioni cambiano da persona a persona così come è vero che il sesto senso delle donne riguardo le intenzioni (e parlo di intenzioni nell'accezione negativa del termine) di alcuni uomini difficilmente sbagliano.
    E' una questione di modi, di atteggiamenti, di termini.
    Una questione delicata che sì, certe volte, può anche essere travisata.

    La vera tragedia, secondo me, è che ci hanno abituate.
    Abituate alle allusioni, ai fischi per strada, ai discorsi tipo "eh ma che pretendi, hai la gonna e i tacchi è normale che non penso a te come a una collega oggi".

    Ci hanno abituate ad abbozzare. Come la povera Crista che ha tentato, invano, di deviare il discorso quando Berlusconi l'ha ridotta dall'essere una donna all'essere una vagina. Mentre il pubblico rideva.

    E' questo il motivo per cui questa storia è rimasta nel cassetto. Come tante altre. Per la paura di apparire ridicole.

    E lo dice una che ha provato a lamentarsi dopo che il lumacone di turno non la smetteva di importunarla nella chat dell'ufficio e si è sentita rispondere "sei esagerata. stava solo scherzando".

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    1. Ah! E grazie per la spiegazione sulla bellezza dell'asino! Mi sono sempre chiesta da dove derivasse questo detto :D

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    2. Hai toccato un punto sensibile. La difficoltà dei rapporti fra colleghi. Il sexual harassment americano, traduciamolo in locale provolonismo fra colleghi, ma - nella stragrande maggioranza, fra capo e collaboratrice. Il più classico caso di sudditanza psicologica.

      Inutile dire che il luogo di lavoro, per ovvie ragioni di frequentazione, in molti casi anche di emozione e cameratismo, è anche dove molto spesso nascono relazioni. E se nascono, vuol dire che ci sono altrettanti, e più, approcci. Molti fatti con eleganza, altri, troppi, usando violenza psicologica.
      Vorrei andare controcorrente - ma anche no - raccontando di essere stato io oggetto di sexual harassment tanti anni fa, non da una mia collaboratrice diretta (almeno quello). Ma era sexual harassment oppure un approccio al quale non fui ricettivo? Io sono convinto si tratti del secondo caso.....

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    3. Credimi, si sente se c'è solo un tentativo di approccio o una minaccia latente.

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    4. Hai ragione. Il luogo di lavoro è l'ambiente ideale per la nascita di relazioni.
      Il punto è che bisognerebbe distinguere tra relazioni e relazioni. Nessuno vieta a un capo di innamorarsi di una sua collaboratrice ma non dovrebbe mai sfruttare la sua posizione per provarci. Lì sta l'errore.

      E Mamma Avvocato ha ragione. E' una questione di percezione. Abbiamo le antennine noi femmine :)

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  15. io ho vissuto un vero e proprio tentativo di violenza su un pulmann, vuoto e fermo in una sperduta stazione di montagna. Sono scampata per prontezza di riflessi e perchè, per istinto, ho sfoderato la mia aggressività al momento buono, quando Lui non se lo aspettava..che dire, ero uno ragazzina di 16 anni, cresciuta con amici maschi e fratelli maschi,e non l'ho mai raccontato ai miei famigliari ma a tutte le ragazze che prendevano o avrebbero potuto prendere quel bus sì, ho girato la voce, anche se me ne vergognavo e qualche amico (uomo) ha insinuato che avessi solo frainteso...forse, ma non volevo che altre meno "fortunate" di me ci cascassero..
    Vero quello che dice Ilmondoatestaingiù, magari il controllore non aveva cattive intenzioni ma per esserci passata anche io, so per certo che certe cose una donna se le sente e se hai reagito e ricordato quel che hai scritto e perchè hai subdorato le sue intenzioni, lo so.
    Quanto allo stalking, mi permetto di precisare che, in relatà, il reato di stalking richiede una serie ripetuta e continuativa di atti di molestia, un disegno ed una intenzione persecutoria un pò più strutturata dell'episodio che racconti, che non è stato nè stalking nè, comunque, una molestia.
    Questo legalmente, giusto per precisare, senza per questo voler sminuire la tua esperienza.

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    1. Grazie cara e per la testimonianza e per il parere legale. Conosco lo stalking per motivi di studio . Ho volutamente forzato il concetto, volendo far riflettere sulle forme di violenza che spesso si subiscono. ben venga una tua precisazione, anzi più si parla correttamente di questo reato, meglio e'.

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  16. La penso come Ilmondoatestaingiù, a costo di sembrare ingenua. Io non ho (almeno, non penso di avere) un atteggiamento provocante o disponibile, ma i maschi con me sono sempre molto, troppo gentili, e lo scopo, consciamente o inconsciamente, è sempre quello.
    Da ragazza mi sentivo a disagio, ora cerco di sdrammatizzare.

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  17. Io sono una studentessa pendolare, quindi il tuo post mi ha colpita profondamente. Io non ho né la bellezza dell'asino né quella dell'età, comunque certe cose capitano. Magari non dal controllore, ma capitano. E in tutti gli ambienti di vita, purtroppo. Non c'è ancora l'idea che certi piccoli gesti, certe battute, certi atteggiamenti sconfinano presto verso qualcosa che si preferirebbe evitare. Anni e anni a parlare di diritti delle donne conditi dalla triste sensazione che non sia mai cambiato niente.

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