martedì 9 luglio 2013

L'arte di insegnare


Il post di Fioly di oggi, La borsa dei tesori, mi ha fatto ricordare quanto io sia arrabbiata con me stessa. Per non aver capito, per aver sottovalutato un malessere di mio figlio, per aver ascoltato chi diceva di lasciar perdere. Che spesso i bambini fanno i capricci, che è normale che piangano quando vanno all’asilo, che non bisogna esagerare nel dare lettura alle loro espressioni.

Noi non abbiamo avuto nessuna borsa dei desideri, nessun lavoretto da portare a casa (tranne due cose fatte per la festa del papà e della mamma). Dopo un inserimento duro in cui tutti mi dicevano che è più difficile per la mamma staccarsi dal proprio figlio che non il contrario, l’idillio tra lui e l’asilo non è mai scoppiato. Ogni sacrosanto giorno, da settembre a maggio mio figlio ha pianto andando all’asilo, ribadendo ad ogni passo “bimbi, no”.

Ho chiesto spiegazioni, ho letto, ho monitorato. La situazione a volte è leggermente migliorata per poi precipitare. “Mamma, bimbi, no”, con le lacrime agli occhi. Ci tengo a precisare che l’asilo in questione ha delle brave maestre, ha però sofferto di momenti di carenza di personale e molto probabilmente di attenzione che mio figlio ha avvertito in maniera più profonda rispetto agli altri. Forse, e dico forse, non essendo un’educatrice, le figure di attaccamento verso cui un bimbo di 17 mesi ( momento in cui è andato all’asilo) avrebbero dovuto essere più presenti, dargli il tempo di accettare nuovi distacchi, o forse impegnarlo in attività più divertenti o in modi diversi.

Fatto sta che l’asilo nido, oggi, sta a mio figlio come una velina a Margherita Hach, con grossi problemi per il nostro imminente futuro.

Me lo sono immaginato solo, spaesato a cercarmi con gli occhi rivolti verso la porta aspettando l’ora in cui sua nonna fosse andato a prenderlo ( ha sempre pianto in questo frangente). E mi sono odiata.

Nessuna lettera della maestra ai bambini, cuccioli in evoluzione, che lasceranno piccoli prima dell’estate trovandoli un po’ più grandi alla fine della stagione; nessuna dolcezza per questi bimbi così duttili e morbidi. Daniele a diciannove mesi contava fino a dieci, conosceva i giorni della settimana e i nomi dei sette nani.

Daniele è un bambino ironico, determinato a volte collerico ma solare e dolce e quando mi sono sentita dire che è un “piagnone” mi sarei presa a schiaffi per non aver risposto che se piangeva il motivo forse era da ricercare nelle modalità di insegnamento.

Ed io stupida sempre a cercare di dosare la mia naturale apprensione e a smorzare le voci di chi mi vuole iperprotettiva mamma grande di un bimbo nato in provetta.

Va beh, lasciamo stare.

Consapevole del fatto che da settembre mio figlio non rimetterà piede in quell’asilo, siamo andati a vedere un asilo familiare che adotta il metodo steineriano. Un nido familiare è un nido che per contesto ambientale e sociale ricorda, appunto, quello familiare. Ha flessibilità di orari, ridotta capacità ricettiva ( massimo 4 bambini) e costruisce un’alleanza tra genitore ed educatore ed uno stile educativo vicino alle abitudini del bimbo.

E qui , il motivo di questo post.

Conoscete  Rudolf Steiner?

Steiner è stato un filosofo, esoterista e pedagogista austriaco. Fondatore dell'antroposofia, di una particolare corrente pedagogica (la pedagogia Waldorf), di un tipo di medicina (la medicina antroposofica o steineriana) oltre che l'ispiratore dell'agricoltura biodinamica, di uno stile architettonico e di uno pittorico. Ha posto anche le basi dell'euritmia e dell'arte della parola. Si è occupato inoltre di filosofia, sociologia, antropologia e musicologia.

Il metodo educativo di Steiner si propone di educare alla “libertà”, cioè mira a sviluppare le individualità libere, in grado di imparare dalla vita. Cerca di riconoscere, coltivare e portare a sviluppare le potenzialità di ciascun bambino, rispettando tempi fisici ed emotivi. Il bimbo è un essere in divenire, con propri talenti e specifiche capacità. L’obiettivo è quello di orientare la sua vita secondo la propria natura e peculiare bellezza. Le discipline fondamentali di cui si avvale la pedagogia steineriana abbracciano l'intero mondo dell'arte: acquerello, pittura, disegno, studio della forma, scultura, ceramica, musica, canto ed euritmia (la parola espressa attraverso il movimento); esse caratterizzano ogni momento della giornata scolastica e spesso rappresentano il momento di sintesi del contenuto studiato.
L'acquerello è sicuramente la tecnica pittorica che maggiormente caratterizza tale metodo in quanto mediante il suo utilizzo il bambino sperimenta il mondo del colore e delle sue sfumature, entrando facilmente a contatto con quella sensibilità profonda di cui egli stesso è portatore; la scultura risponde alla gioia che l'alunno immette nella sua volontà di costruzione e di sperimentazione del mondo che ha intorno. Le attività manuali come il telaio, il cucito, il lavoro a maglia o a uncinetto, educano il senso pratico e la capacità di concentrazione sostenendo lo sviluppo del pensiero logico.
Tutti i materiali utilizzati, dai colori alla lana, dovrebbero essere di origine naturale affinché il bambino possa vedere le cose per come esse sono realmente in natura e non alterate da elementi di tipo artificiale, per questo si predilige il legno, la lana cardata, il cotone, i colori vegetali, etc.

Sarà compito dell’educatore procurare al bambino esperienze buone e genuine per i suoi sensi, giocando con acqua, stoffa, carta, foglie, terra, argilla e tutto ciò che l’iniziativa e la creatività lo portano ad usare, attraverso.
il principio dell'imitazione nell'ambiente familiare.

“Alla base di tutta la pedagogia steineriana il rifiuto di un insegnamento nozionistico; la possibilità di coltivare le più disparate discipline artistiche - quali la musica, il teatro, la pittura, il modellaggio, l'artigianato, e svariati altri lavori manuali che possono andare dall'uncinetto sino alla costruzione di veri e propri macchinari tecnologici.

Ma ciò che sopra ogni altra cosa risulta essere importante nell'impostazione educativa proposta da Steiner è senza dubbio la necessità di un profondo e rigoroso cammino di autoeducazione che l'insegnante deve compiere - per mezzo di una serie di discipline spirituali sempre sviluppate da Steiner - al fine di raggiungere un'intima e diretta conoscenza di sé stesso per una lenta correzione delle proprie imperfezioni interiori: il vero insegnamento da parte dell'educatore, dice Steiner, non sta in quel che viene detto né in quel che viene fatto ma, piuttosto, in quel che si è: la parte sostanziale dell'azione educativa avviene, cioè, "da anima ad anima", passando direttamente dall'anima dell'adulto all'anima dell'allievo (e ciò è tanto più vero, quanto più quest'ultimo è in tenera età). È dunque importantissimo, nella prospettiva di una pedagogia etica quale Steiner aveva in mente, che l'educatore sia in un costante lavoro di auto-purificazione nonché di ricerca personale riguardo a tutto quanto egli vuol presentare ai propri alunni in modo che l'insegnamento risulti profondamente vivo e veritiero. E’ bene infine sottolineare che, nonostante l'intera impostazione educativa della pedagogia Waldorf si basi sulla concezione antroposofica del mondo fondata, tra le altre cose, su di una visione dell'uomo secondo la tripartizione di corpo, anima e spirito, nelle scuole steineriane, contrariamente a quanto spesso si crede, non risulta vi sia (nei limiti del possibile) alcun tentativo macroscopico d'indottrinamento: almeno secondo l'idea di Steiner, infatti, l'intento dovrebbe essere al contrario sempre quello di formare individui quanto più possibile capaci di un giudizio critico libero e profondo.

Secondo Rudolf Steiner la pedagogia è un'arte e dunque il maestro deve avere una "vocazione" per l'insegnamento. Un buon maestro genera buoni alunni, così come un cattivo maestro ne genera di cattivi. L'insegnamento non è solo un freddo passaggio di informazioni, ma è una relazione tra due esseri umani, in cui uno è assetato di conoscenza e l'altro è votato a trasmettere tutto il proprio sapere, umano ed intellettuale”.

Il nostro obiettivo: elaborare una pedagogia che insegni ad apprendere, ad apprendere per tutta la vita dalla vita stessa

Rudolf Steiner
 

Non so se a Daniele piacerà il nuovo asilo. Sicuramente lasceremo a lui, questa volta, la libertà di decidere.

E voi, cosa ne pensate?

28 commenti:

  1. che sei una mamma speciale
    ( credi che accettino bimbe di 45 anni?)

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    1. No Ade, credimi, non lo sono. Posso chiedere se prendono bimbe più grandi...secondo me si!

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    2. si che lo sei, se no non cercheresti un asilo steineriano :o)
      (io gli acquerelli ed i pennelli già ce l'ho!)

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  2. Non sono ancora una mamma e non credo di essere in grado di commentare decentemente questo post. So solo che in base alla mia esperienza hai avuto un'ottima idea. Io sono rimasta traumatizzata dai miei 3 anni di scuola materna. In un tempo in cui nessuno parlava di pedagogia e la suora che mi faceva mangiare a forza fino a svomitazzare quasi tutti i giorni non poteva essere contraddetta, a tutti io sembravo, semplicemente, viziata perché figlia unica. E mia madre iperprotettiva. Quanta superficialità e inutile sofferenza. I bambini di ora sono fortunati, perchè a queste cose di presta giustamente più attenzione, perché i primi anni di sviluppo e apprendimento sono fondamentali a garantir loro una vita serena. Questo metodo mi piace e spero che il tuo cucciolo si trovi bene nel nuovo nido.

    Un abbraccio

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    1. Spero solo che questa esperienza non positiva non lasci segni.

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  3. Ti capisco. Credo sia una questione di fortuna ad incontrare gli insegnanti giusti. Mio figlio ha frequentato solo l'ultimo anno di asilo per motivi di salute e per un anno intero non ha fatto altro che piangere e disperarsi. Ancora sento la voce della sua maestra (brava, per carità, ma con la dolcezza di Hitler) che mi diceva che era colpa mia che non volevo tagliare il cordone. L'avrei voluta uccidere, aveva zero sensibilità. Alla primaria Diego ha incontrato una maestra meravigliosa che è nata con la vocazione. Tutti i giorni parte da casa canticchiando e sorridendo. E' una gioia vederlo. A settembre andrà in terza e lo fa come se fosse una passeggiata. E' vero: la pedagogia non è un mestiere, è un arte!!

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    1. Quanto hai ragione, Pat. Una vera arte.

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  4. Non avevo mai sentito parlare del metodo steineriano. Io non ho ancora bimbi, però quasi tutti i miei nipoti sono stati al nido e si sono trovati molto bene. Sicuramente Daniele si troverà meglio nel nuovo nido.
    Un abbraccio

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    1. Nenache io lo cosnoscevo prima di visitare l'asilo in questione e conoscerne il metodo. Che dirti? Spero vada bene.

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  5. Ne ho sempre letto bene. Credo che piacerà anche a Daniele. Sto male quando leggo o sento di bambini che non si trovano bene a scuola. Vedrai che andrà tutto per il meglio e non colpevolizzarti troppo per lo scorso anno. Ormai è andata.
    Un abbraccio.

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    1. Guarda non sai che pena ogni giorno quando mi ripeteva quella fase. Che tutt'ora mi dice...

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  6. Ho lavorato all'asilo per 3 anni, in una piccola scuola con annessa primaria. Le maestre erano attente e interessate ai bambini. Ho assistito a tanti inserimenti, tanti, tutti avvenuti con successo. L'unico che non aveva funzionato riguardava un bambino di tre anni, mi pare, ancora immaturo dal punto di vista del linguaggio a dispetto della crescita corporea, non autonomo al vasino. La mamma non faceva nulla, credimi, per facilitare la separazione. Arrivava sempre piu' tardi degli altri, quando erano gia' tutti abbondantemente in classe. Si fermava li' sulla porta. Quando la invitavano (invitavamo) ad uscire, si fermava alla finestra e prolungava l'agonia di quel cucciolo, che non faceva altro che piangere per tre ore, quando poi lei tornava a prenderlo.
    Daniele e' ben piu' piccolo, magari ha trovato proprio maestre poco accorte, magari non era pronto, magari era una classe sbagliata per lui. Pero' per dirti, il motivo per cui le insegnanti vanno giu' dure sul fatto della separazione dalla mamma e' per quello che ti ho scritto: capita veramente a pochissimi di non riuscire ad inserirsi in una classe.
    E ora ti faccio ridere perche' anni fa ho scoperto Steiner grazie a Veronica Lario :D

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    1. Mi sono fatta mille domande Lucy, sul fatto che fossi io ad approcciarmi male all'asilo, conoscendomi. Ho cercato di vedere le cose in maniera obiettiva ed obiettivamente dico che sono oggettivamente successe delle cose ( non gravi fortunatamente) per cui i bambini si sono sentiti trascurati. Poi che il mio abbai reagito in maniera diversa, è altra roba. Proprio per paura di commettere errori tipici di una mamma chioccia ho forzato la mano con me stessa, restando all'erta. Il risultato però è che ogni volta che ci avvicianiamo alla via dell'Asilo riconoscendola Daniele ribadisce che non vuole andare dai bimbi.Se gli chiedo il motivo mi risponde che la tata x o y a seconda è uscita o ha da fare e che tizio o caio lo hanno spinto. Io credo semplicemente che in una normalissima dinamica tra bambini sia successo che si sia trovato da solo perchè le altre impegante in altre cose. Anche le attività promesse non ci sono state o poche e il bambino si è annoiato. Ovviamente sono solo mie supposizioni ma non è mai stato contento di stare lì con gli altri bimbi. Poi alle feste, o con altri bambini è felicissimo di stare e si relaziona in modo sano. Ho volutamente aspettato pensando che mettessi in atto dei comportamenti ambivalenti e ho seguito le istruzioni delle maestre ma il risuultao è sempre stato lo stesso: bimbi no! A questo punto perseverare sarebbe diabolico!

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    2. Tu e Veronica Lario????Ah, ah.

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  7. Sì sei proprio una mamma con la A maiuscola, speciale e Daniele è un bambino non solo voluto e cercato più di tutto al mondo, è fortunato in quanto potrà contare sempre sul tuo amore infinito

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  8. No Anto, credimi. Sono normalissima e forse commetto più errori delle altre mamme. Ma a volte è così difficile!

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  9. Sono contraria al nido per innumerevoli motivi ma da laureata in pedagogia stimo moltissimo Steiner e il suo metodo, vi troverete bene!

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  10. Io ho pianto per tre anni. Ogni mattina, prima di andare all'asilo. Non ho ancora capito il motivo, ma so per certo di non aver reso vita facile a mia madre. Posso dirti però, che non ho risentito assolutamente di quel "trauma". In prima elementare poi, è cambiato tutto.
    Tuo figlio ha un'altra età e personalmente, trovo la tua decisione giustissima, per il suo bene. E per il tuo, di mamma.
    Tra qualche mese anche mio figlio comincerà la scuola materna e non sono per niente tranquilla.
    Incrocio le dita per voi... e per noi!!

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  11. Mi dispiace per la vostra esperienza. Al di là dei vari approcci pedagogici, il valore aggiunto del nido sono proprio le educatrici.
    In bocca al lupo!

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  12. Penso che se ricordo a quando io andavo alla materna, ho un brivido: pessimi ricordi e paura di farli replicare a mio figlio ed e' per questo che ho scelto l'asilo con ansia e mi sono basata molto sul passaparola. Quando ha iniziato ad andare al nido ho sofferto tanto io, avevo una paura che mi paralizzava, mi sarei nascosta dietro la siepe per spiarlo tutto il giorno ma siamo stati fortunati perché lui e' andato sempre volentieri ed ora sarà dura separarsi. Mi rattrista molto quello che e' successo a voi, anche perché l'asilo nido e' il primo nucleo sociale extra famiglia.

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  13. sai che io ho mandato pr tre mesi mattia in quel nido...
    nido famiglia l ho cercato e voluto per il mio bimbo, solo che ci andava scelto da me due giorni a settimana perche' non avevo le risorse economiche per mandarlo di piu'...cosi' mattia ogni mattina che lo mandavo era una tragedia..a quel punto e' stata la stessa educatrice nn che mamma del nido a dirmi di lasciare perdere e se avessi la possibilita', di tenermelo a casa fino a settembre che avrebbe iniziato la materna.
    e' stata dura...primo , perche' mi piaceva quel nido e secondo me a lungo andare gli avrebbe fatto bene, secondo tenerlo a casa combinare il lavoro portarmelo dietro...e' stato un casino.
    ora posso dire di avercela fatta...e tiro un sospiro di sollievo...so quanto sara' dura a settembre per mattia ma almeno ci andra' tutti i giorni e gia' questo mi solleva un peso..prima poi si abituera' e poi e' piu' grandicello

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  14. Oh Raffaella, leggerti è stato riaprire una ferita aperta e che resterà così per sempre, nonostante ora sia tanto lontana.
    Per Alex sono stati anni brutti quelli della materna, le maestre non hanno mai saputo gestire la sua diversità, non l'hanno mai valorizzata ma solo alimentato i nostri dubbi e i nostri sensi di colpa, lasciandolo da solo davanti alla sua sofferenza.
    Vorrei aver avuto più forza e toglierlo da quel posto, nonostante le proteste del mio povero bambino terrorizzato di andare a finire ancora peggio. La sua unica consolazione stava nel fatto che la scuola era a due minuti da casa e la nonna gli prometteva di restare sempre lì vicino.
    Secondo me hai fatto benissimo a cercare un'alternativa perchè questi anni sono troppo importanti e lasciano i segni, eccome!
    Un'amica ha fatto la stessa scelta - ossia scuola steineriana - anche per suo figlio togliendolo da una terza (già scuola primaria) che vedeva il bambino ormai trasformato in piccolo teppista in una classe che lo umiliava. Per loro è stata davvero la scelta vincente, lo auguro anche a voi.

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  15. Però non essere troppo dura con te stessa. A volte è difficile fidarsi del proprio istinto. Ma ora cambiate per il meglio, quello è l'importante.

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    1. Sai che proprio stamattina ho portato Pistacchio al nido e non c'è restato volentieri. Ha cominciato a piangere disperato,  voleva restare con me. Era la seconda volta che succedeva in ormai parecchi mesi di nido. Mi ha straziato il cuore, tra l'altro proprio oggi che non sto tanto bene fisicamente e d'umore.
      Posso solo immaginare la sofferenza che hai passato a vivere questo ripetutamente.  Io ho il terrore che domani capiti di nuovo.

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  16. Che ne penso? Che mi hai messo un'ansia Raffaè!!! :-). Abbiamo iscritto Viola al nido e comincierà da settembre (più per volontà del papà che mia)... speriamo bene visto che non è esattamente una compagnona e (per fortuna o putroppo) è molto selettiva (se qualcuno grande o piccolo che sia non le va a genio non c'è verso di farle cambiare idea).
    Comunque credo che hai fatto la scelta giusta a cambiare asilo lo avrei fatto sicuramente anch'io. Un abbraccio Michela

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  17. Oh Raffaella, mi dispiace tanto per questi mesi di lacrime e frustrazione :-(
    Il micronido steineriano mi sembra un'ottima idea, e quella dell'autiriflessione continua da parte delle insegnanti ancora piu'....ehm ottima. Risuona delle idee della ricerca azione, che e' appunto un metodo di ricerca applicata in cui l'insegnante riflette continuamente sui propri metodi e il proprio operato. Dai che quest'anno andra' meglio!!

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  18. Mia cara, credo che tu abbia valutato bene la situazione e ti sia data il temopo adeguato prima di prendere una decisione.
    Sento parlare con entusiasmo del metodo Steineriano da chi vi ha avvicinato i figli. Credo poi vada da bambino a bambino e che ciascuno reagisca diversamente.
    L'unica perplessita che ho sempre avuto e' che poi il mondo e' diverso e spesso i ragazzini sono impreparati a gestirsi rispetto al microcosmo di Steiner.
    Personalmente Ciccio ha sempre vissuto bene nido, materna, ed elementari e medie, poi magari gli veniva l'ansia da abbandono se uscivi dalla sua cameretta.
    Per dire che se anche noi siamo ansiose, siamo umane, cosi come i nanerottoli.
    Abbraccione.

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  19. non essere troppo dura, però, con te stessa. è così difficile trovare un equilibrio, capire dove parla la ragione, dove l'apprensione e dove il cuore di mamma...
    ma naturalmente fai bene a cambiare, adesso, a fidarti del tuo istinto. e se scegli la scuola steineriana raccontaci, che l'argomento mi interessa assai.
    ti abbraccio!

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