martedì 27 maggio 2014

Cosa diavolo stai dicendo?


Tu mi chiedi, dove sia Mufasa.
Quando Simba lo cerca invano tra le stelle, tu mi chiedi, dove sia suo padre.

Tu mi chiedi, dove è andata la mamma di Bamby, dove sia quella di Ariel, Cenerentola, Biancaneve e le altre. Perché muore la gabbianella della novella di Sepulveda, sporca di petrolio.
Poi, con quel fare tra l’imbronciato ed il deluso, continui borbottando che le mamme devono stare con i loro bambini.
E ce l’hai anche su con me, perché i conti non ti tornano, perché qualcosa ti sfugge ed io non riesco a farti quadrare il cerchio.
Avevo pensato di affrontare l’argomento morte un po’ più in là, per darci il tempo, ad entrambi, a me di spiegare, a te di metabolizzare, una roba difficile da gestire.

Ma tu incalzi con domande, e non ti bastano risposte evasive. Non ti basta la balla per cui, la madre di Bamby si è ferita e si trova dal dottore. Vuoi sapere cosa si è fatta, quando torna e come farà il povero cerbiatto senza di lei. Vuoi sapere, praticamente, cosa succede. Perché manca un pezzo al tuo puzzle, perché nella semplicità della vita di un trenne non c’è posto per una cosa tanto brutta.

Hai visto un piccione moribondo. Ti ho spiegato che stava male, ma che un medico degli animali lo avrebbe curato. Tre giorni dopo, ti ho visto tornare sullo stesso punto, e lì mi hai domandato come mai, il piccione, non fosse ancora tornato.

So che devo prepararti, perché sei pronto.

Lo sei istintivamente, ma non sono sicura che tu lo sia anche emotivamente.

E che ti dico? Mufasa è tra le stelle e ogni volta che Simba lo cercherà, lo sentirà vicino e lui lo guiderà come se non lo avesse mai lasciato?

Eppure, mi rispondi: ”Io non lo vedo. Non lo vedo, mamma. Io non capiscio”. E mi sembri Arnold quando attaccava con il suo tormentone: “Cosa diavolo stai dicendo Willy”, rivolgendosi al fratello.

E come darti torto. Effettivamente, non si vede tanto bene.

A questo punto dovrei dirti che ci sono cose materiali che, si vedono e si toccano e cose che, invece, ci sono ma non si vedono. Che bisogna affinare l’udito per sentire il silenzio delle cose attraverso tutti i sensi e immaginare di vedere quello che normalmente crei con la tua fantasia, al di là della fisicità.

In fondo tu possiedi la capacità tipica dei bimbi di credere attraverso l’incanto, attraverso quel misto di magia e immaginazione che rende le cose della realtà leggere come il vento e allo stesso tempo piene, e so che vedi quel sottile legame che le unisce, quel filo che lega il niente al tutto. 

Ecco, Mufasa è proprio là, seconda stella a destra. 

Se stiamo zitti, zitti, forse riusciamo a sentirne il ruggito. E’ che bisogna stare attenti, in attesa dei segnali che le stelle o altre dimensioni possono mandarti, pronti a cogliere i messaggi del regno non umano.

Di nuovo la faccia alla Arnold.

C’è una cosa che si chiama morte.

Quando si muore si va in un altro posto, ma senza il corpo.

“Senza il corpo?In quale posto?”

Il posto preciso non lo conosco, ma credo sia un bel posto, in fondo.

Ma io oggi non ho voglia di dirti che la morte è una cosa inevitabile, che fa parte della vita, che è la conclusione naturale di un cerchio. Non ho voglia di raccontarti di arcobaleni che nascono da pentole d’oro, delle mancanze e delle assenze.

Oggi, non ce la faccio proprio a filtrarti il dolore.

E forse tu lo capisci, forse tu lo senti.

Allora mi guardi con quegli gli occhi che bucano e con il tuo naso all’insù e mi chiedi, come se ricordassi un posto bello ed indefinito dove sei stato prima e con me:”Posso tornare nella tua pancia?” 

Fanculo Mr Disnay, allora, e non per tutti i peccati che aleggiano intorno al tuo mito (dall’antisemitismo, al razzismo, al sessismo, fino allo spionaggio). La tua immensità artistica è indiscutibile e non so se siano vere tutte le accuse mosse nei tuoi confronti. Ma davanti agli occhi liquidi di mio figlio, non riesco a rimettermi a posto l’animo pensando a tutti i personaggi orfani usciti dalla tua matita. 

Puoi , a questo punto, disegnare e rendere reale un luogo di assenza dal dolore che assomigli alla mia pancia?

 

 

 

11 commenti:

  1. E' difficile spiegare cose che non riusciamo a capire nemmeno noi.
    Comunque concordo con te...ma 'sto Disney non poteva disegnare qualcuno meno sfigato?

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  2. Dice che ci sia un motivo a tutti questi personaggi orfani...io da profana non lo capisco qual'e' e spiegarlo a mio figlio mi viene male visto che io per prima piango a vederli.

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  3. Concordo pienamente, è difficile spiegare ai bambini cosa sia la morte.
    L'altro giorno sono rimasta senza parole quando un amichetto del mio bambino (4 anni) mi ha detto "sai, io non ho più la mamma, tutti dicono che non è vero che non ce l'ho, è su di una stella che mi guarda, ma io se alzo gli occhi non la vedo!"
    Un abbraccio
    Claudia

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    1. Che dispiacere, non si possono sentire certe cose. Spero che in qualunque modo, lei riesca a stragli vicina.

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  4. Elisa è partita dalla Nonna Pina (la mia nonna paterna che morì nove mesi prima che lei nascesse), a domandare della morte (poco prima dei tre anni), e io ho fatto il discorso ampio, che è parte della vita, che l'importante è godersi ogni giorno e amare tanto, e che la Nonna Pina aveva amato tanto ed era stata tanto amata per tutta la vita.
    Lei ha capito, abbiamo avuto un attimo di commozione quando ha concluso "allora anche tu morirai?" "eh sì, amore, un giorno morirò anch'io" "E anche io morirò?", ma senza angoscia, ne ha "solo" preso coscienza.
    Per loro forse è più facile perché sono ancora vicini al Nulla.

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  5. Grazie per questa bella testimonianza.

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  6. argomento molto difficile......

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  7. Ci penso spesso anche io a questa storia degli orfani nei cartoni. Forse serve per esorcizzare la paura di rimanere soli dei bambini (in realtà anche degli adulti).
    Io al nano racconto che il nonno bis che si chiamava come lui è morto, quindi è in cielo su una stella e ci guarda e che vive nella nostra testolina quando lo ricordiamo...per ora lui non approfondisce, però mi guarda strano.

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  8. Sono anche io esattamente nella tua stessa situazione. I nostri bimbi hanno circa la stessa età e anche la mia è già da un pò che incalza con una richiesta ben precisa sulla questione morte "mamma me lo spieghi come funziona?"
    E devo dire che sono in crisi mistica per questo. Cerco di essere neutra nelle risposte, tipo "quando si muore uno non ritorna più, però è su nel cielo..." Neutra, sì...ma non è una risposta ed infatti a lei non basta e io...ancora non ho ben capito come dirle qualcosa che le basti...almeno per il momento!
    Altra domanda da 10 milioni di euro è "da dove vengo"....e anche lì son partita per la tangente con una storia semplice...una esplicita richiesta da parte mia al cielo, che mi portasse proprio lei!
    Pensavo che tutto questo arrivasse dopo...
    In bocca al lupo cara Raffaella! ;-)

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