giovedì 12 luglio 2012

Un cervello bislacco

 La vita è molto più complessa di quello che traspare da un blog, da un viso, da una frase.

Quello che non si dice, si omette per discrezione, perché tutti hanno le croci proprie, i propri affanni. Nodi profondi.

C’è un detto dalle mie parti e dice che, se ognuno porta in piazza la sua croce per cambiare il proprio affanno con uno più leggero, alla fine se ne ritorna a casa con quella con cui è arrivato.

Alcuni grovigli ci accompagnano per la vita. Così sono le nostre croci.

I miei nodi hanno grandi ambizioni, dimostrano l’ardire di volermi seguire per il resto dell’esistenza, ammassati in maniera confusa tra domande senza risposta, tra perché vari, tra sentimenti di solitudine, malinconie che si possono trovare tra le rughe del mio viso o in fondo agli occhi.

Da quando ho aperto questo blog, neanche tre mesi fa, ho capito che siamo in tante, siamo un esercito, un plotone cui si aggiunge, giorno dopo giorno, fila di arruolate silenziose, infrante, a formare le ali di una farfalla soldatessa.

Percorriamo la nostra strada con la caparbietà di un mulo, rotte nel fisico e nell’anima. Incerottiamo i nostri sogni infranti sperando nel cammino.

Ho capito che tutte conosciamo le cadute, gli ostacoli, i pit stop delle nostre corse contro il tempo.

Siamo fragili e indistruttibili al tempo stesso, piangiamo fino a straziarci per poi rimetterci in piedi e dirci che in fondo non serve piangere, serve solo crederci.

E allora via, verso il sogno di diventare madri, come caterpillar, come schiacciasassi per rendere velluto la strada per e verso il nostro bambino.

Non importa da dove veniamo, chi siamo, a che punto stiamo, come siamo diventate quello che siamo, come abbiamo ottenuto una laurea, un lavoro, una professione, un ruolo, una personalità. Se abbiamo lutti, se siamo state abbandonate, se abbiamo subito tradimenti, se abbiamo tradito, se sogniamo ancora di diventare migliori di quello che siamo.

Siamo tutte madri, nei sogni, nella realtà, dei bambini nati, di quelli perduti, di quelli sognati, di quelli mai avuti. Lo siamo, dei figli partoriti e di quelli no.

Ho capito che guadagnarsi una maternità è un privilegio, che spesso non bastano unghie e denti affilati, che l’amore intorno, l’abbraccio delle altre, la positività rende la strada meno buia.

C’è questa folle giostra della pma e c’è chi è al secondo, terzo, quarto giro e quella gira, gira e non sempre aspetta te. Compri il biglietto e aspetti il tuo turno. Sali al volo e giri insieme con lei, vorticosamente, fino a stordirti, fino allo sfinimento, perché non c’è spazio per altro.
Eppure l’altro c’è, ci deve essere.
L’altro è il tuo compagno, l’altro è il lavandino del bagno che si è rotto, l’altro è il bisogno di tua madre di averti vicina, l’altro è il mutuo da pagare, la macchina in rosso come pure il conto o un emerito imbecille di politico, basso e brutto per giunta, che pensa di riportare il paese dove vivi, di nuovo verso il baratro.
Ma non affonderai con lui, tu ci sei già nel pozzo.

Ho capito che siamo diventate bravissime a metterci in tasca i sentimenti e andare avanti, testa alta e petto in fuori, spinte da un amore che non ha confini e convinte che, quando i limiti ci sono, si possono spostare più in là, più in là, quel tanto che basta per raggiungere nostro figlio.

Mio figlio è il figlio dei miei quaranta’anni, è il figlio del tempo che non c’è più per averne un altro, è il figlio dell’ultimo giro di giostra e per quanto io sia grata, ho nel cuore e sulle spalle il peso di diverse croci .Una è tanto pesante.

Annaspo tra le cose, non faccio mai la spesa, stiro e cucino male, dimentico spesso di essere una compagna, un’amica, forse anche una sorella, ma amo questo essere speciale  venuto da lontano attraverso la mia pancia, in modo assoluto, prosaico, eccessivo.

Sono fortunata, a fasi alterne felice, eppure, di tanto in tanto quella sensazione che ci accomuna tutte, quella che ci fa sentire "diverse" difettosamente atipiche, quella subdola, maledetta ostinata voglia urgente di voler dare la vita e non poterlo fare, mi prende alla gola e mi toglie il respiro.

Non è il desiderio di un secondo figlio, o la consapevolezza di un desiderio doloroso a rendere pesante il peso di un viluppo, è qualcosa di più sottile; quel senso d’infertilità che ti rende infertile anche nelle altre cose, che ti fa pensare di essere sterile, arida, incapace di dare .
E’ il senso d’impotenza nei confronti delle cose che non accetti, che vorresti cambiare ma sai che non puoi.
E’ essere all’angolo e pensare di non avere scelta, sentirsi ingarbugliate dentro ad un gomitolo di lana d’angora quando fuori fanno quarantacinque gradi all’ombra.

Ho capito che ognuna di noi, che sia diventata già madre o che aspetti di diventarlo, che scriva, fotografi, lavori la pasta di mais, di zucchero, che mescoli il pianto allo zenzero, o colori pareti di tinte pastello, ha un mondo dentro che grida per uscire e quando accade, il mondo possiede un'altra sfumatura.

Ho capito tante cose da quando ho aperto questo blog, ma tante altre restano senza un perché, compresa la mia natura dannatamente bislacca.

Non so se riuscirei a combattere per un secondo bambino come ho combattuto per Daniele, ma sento di dire a chi è sulla giostra e non conosce ancora suo figlio di non mollare, di andare avanti, di non rinunciare.

Io sono solo stanca.

Forse è tempo di riposare e di lasciare che le lacrime vadano dove devono.

Silenziosamente.




16 commenti:

  1. Questo post, Raffaella, è estremamente commuovente. Non posso dire che ti capisco, perché certe cose bisogna viverle per comprenderle, però ti sono vicina. Forse ora sei stanca e tutto ti sembra impossibile, ma ricordati la grinta che hai avuto finora e ricordati anche che essa non è sparita. Presto tornerà il sereno e la voglia di combattere per quello che in quel momento crederai più giusto. Non si può sempre essere in guerra con il mondo e contro il destino, ma vedrai che non starai a lungo nella tua stanchezza. C'è un tempo per le lacrime e un tempo per il coraggio.

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  2. Post bellissimo, ti abbraccio.

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  3. "E’ il senso d’impotenza nei confronti delle cose che non accetti, che vorresti cambiare ma sai che non puoi." Eccomi qui. Non c'entro nulla con il dolore dei bambini così sofferti, il mio è arrivato senza quasi aver il tempo di chiederlo al destino, ma poi la strada si è complicata. E ho proprio voglia di dirlo che sono stanca, come hai il coraggio di fare tu. E piangere un pò. Grazie per le parole che hai saputo mettere così perfettamente in linea col cuore.

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  4. Ognuno ha la propria guerra, ma non è diverso il dolore dell'impotenza. Forse ha ragione Romina, forse c'è un tempo per il coraggio e uno per le lacrime, forse occorre essere stanchi per riprendere poi a combattere.
    Però voi ci siete, lucciole nella notte ad illuminare il buio.
    Sono io che abbraccio voi.

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  5. Di fronte alle tue parole credo che l'unica giusta risposta sia il silenzio. Permettimi però di consigliarti un libro "E' la vita che sceglie" di Francesca Nucini. Leggilo, poi se vuoi, ne parliamo.
    Un abbraccio

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  6. non ti conosco ma vorrei abbracciarti

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  7. Io credo che il tuo cervello non sia proprio per niente bislacco...e grazie anche per queste lacrime che mi hai fatto versare

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  8. Con le tue parole mi hai toccata dentro

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  9. Che bella persona, che sei. Felice di averti scoperta. Abbiamo una storia di maternità moooolto diversa, ma siamo mamme, comunque. Ti seguirò.
    Ps. Ho letto il post sul tuo mare, non potevo non farlo :-) bellissima la foto di te e tuo figlio insieme.

    Un abbraccio

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  10. ciao Raffaella
    che bella scoperta il tuo blog e bellissimo questo post; ci descrive alla perfezione. Il nostro mondo urla dentro di noi e dobbiamo trovare il coraggio ogni giorno di farlo uscire per dare alla nostra vita i colori che vogliamo.
    Ti seguirò con entusiasmo
    ciao

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  11. Bellissimo leggerti.
    Benché le croci siano diverse anche la mia pancia urla.
    Provo a tenerla a bada e a riconoscere il resto.
    E' un work in progress.
    A presto

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  12. E' bello vedervi qui. Più siamo più le nostre croci si fanno meno pesanti.
    Grazie di essere passate.

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  13. questo post è bellissimo. Va dritto al cuore e racconta esattamente com'è la realtà, quella realtà che molti non vedono o non vogliono vedere, perchè troppo pesante da guardare.
    Ti ringrazio per quello che scrivi perchè ogni volta che passo da te, mi sento meno sola.

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    1. Io ringrazio per quello che mi date.

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  14. ciao Raffaella
    ricambio il tuo premio con un altro premio per te, passa a trovarmi!

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