martedì 19 marzo 2013

Volevo fare le frittelle

Volevo fare le frittelle, quelle di san Giuseppe, quelle con il riso e l’alchèrmes che quando le friggi assumono un colore rosa dorato che mi ricordano tanto mia nonna.

Volevo mettere su il riso ieri sera per poi farlo bollire con il latte e poi farlo aromizzare tutta la notte con la vaniglia e oggi lanciarlo nell’olio dorato come una pepita in cerca di fortuna per festeggiare quella del papà di mio figlio, nonché mio compagno di vita.

Volevo affondare le mani dentro al baule dei ricordi e tirar su immagini blu, nostalgiche come l’indaco e il crepuscolo.

O vibranti come il crèmisi, e quelle tonalità di rosso, luminose e chiare che, contenendo componenti di blu, tendono lievemente al porpora del battito di un cuore.

Tirar su con il naso ad annusare ricordi, percezioni, dimensioni di figlia.

Sai, rompo ancora le cose come un tempo, le dimentico nei posti, le invento per poi abbandonarle perché mi annoiano.

Sai, ho cercato di non lasciarla mai sola, ho cercato di starle accanto.

Sai, ho fatte cose, ho perso cose.
Sai, c’è roba, tanta tra te e me, tra quella che ero quando mi hai lasciato e quella che sono, oggi.
E non parlo solo di anni, non parlo solo di giorni.
Parlo di tutta la vita che è corsa contro e incontro, trasformandomi.

Avrei potuto essere e invece sono. La tua bimba bruna di sempre.

Quella per cui, forse, ti si è fermato il cuore, per una schiena storta.

Ma è roba vecchia per ricordarne l’odore.

Sai, oggi c’è lui. E profuma di lavanda, di bucato appena steso. “Ricorda l’emozione di certe giornate di primavera, quando il cielo è così limpido che trattieni il fiato, perché un solo respiro potrebbe offuscarlo, svanendo improvvisamente, per sempre”.
Sai, ci sono “re, soldati, draghi e principesse. Il vento e il sole, il mare infinito, i tuoni e le saette e ciò che gli altri non potranno mai vedere.”. Ci sono limiti valicati.

Sai, l’ho stretto, bisbigliandoti all’orecchio che nessun posto ha confini che non si possano solcare. Sai, cerco di regalargli i sogni che cambieranno il suo mondo, rendendolo, spero, ogni giorno più forte.

Io lo so da dove mi sia nata l’idea di amarlo in questo modo bizzarro.

Lo abbiamo imparato insieme nel breve tempo che ci hanno concesso.

Troppo breve perché sia eterno, eppure esteso come il colore.

E l’immagine di te si è fermata a quando non eri vecchio, a quando le giornate si sono sospesa sul tuo viso.

Morire presto rende immortali, giovani. Blocca il tempo. Non c’è spazio per lo scontro, per il confronto. Perpetuo, imperituro. Leggenda.

Sai, ho dei tatuaggi indistruttibili, anche l’altro tuo figlio, mio fratello.

Sai, amiamo la fragilità delle nostre manie che fa della separazione, collante.

Se ti fermi e guardi giù ci vedi.
 
Volevo fare le frittelle, quelle di San Giuseppe, quelle rosa che sanno di nonna e di festa del papà.

 
 Mi sa che passo al forno e le compro.

Che tanto son buone uguali.

 

17 commenti:

  1. Un pensiero al tuo papà e al papà di mio marito. Che ci sono, nonostante non ci siano. Un pensiero a mio marito che avrei voluto rendere padre per questa data ma che, in fondo, padre già è.

    E un abbraccio per te :)

    RispondiElimina
  2. io non ho grandi rassicurazioni da dare in materia di padri
    ma deve essere bello averne avuto uno
    anche se per poco
    un abbraccio
    Adelia

    RispondiElimina
  3. L'hai descritto così bene che da qui sento il profumo ed il frigolar dell'olio...mia nonna le faceva,era una festa per me e per papà, che il 19 marzo, praticamente non mangiavamo altro. Adoro mia madre che ci prova, si impegna, tira fuori dal cassetto quella vecchia ricetta ed alla fine vengono anche buone, ma non hanno lo stesso sapore ed io so il perchè...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione, non hanno lo stesso sapore...

      Elimina
  4. Più che alle frittelle ho pensato al tuo papà lassù e all'amore che ha lasciato, al legame indistruttibile oltre la vita.
    Ti abbraccio Raffa

    RispondiElimina
  5. un legame profondo e molto intenso...lo hai descritto benissimo.
    E allora auguri, perchè un papà, è papà per sempre...
    e anche le frittelle!

    RispondiElimina
  6. beh, il pensiero è ciò che conta, e quand'è profondo come il tuo, vale la pena comunque!

    RispondiElimina
  7. Leggo e piango, per il mio papà che invece è rimasto con me dopo tanta malattia. Lo amo tanto eppure spesso non riusciamo ad arrivarci vicini come vorrei.
    Stasera gli ho dato un bel bacio e ho sentito tutta la mia fortuna. Ti abbraccio, hai il gran dono di rendere palpabili le emozioni.

    RispondiElimina
  8. Cara Raffa,
    non so cosa voglia dire crescere senza papà, immagino che sia dura, davvero dura e che si diventi grandi molto prima degli altri, immagino che quel dolore fatichi davvero a rimarginare e che non ci sia giorno che non si pensi a lui però da come ne parli il tuo papà deve essere stato un grande papà e sono sicura che da lassù continua a seguire le vostre vite e quella del suo nipotino.

    RispondiElimina
  9. "se ti fermi e guardi giù ci vedi". Mi hai commossa.
    Grazie, per averci regalato questa bellissima poesia.
    Tu, con i tuoi pensieri, sei sempre unica.

    Un bacio a te e al tuo papà del cielo. Che ti abbraccia ogni giorno, in silenzio. Ma tu, questo, sono certa che lo sai.

    RispondiElimina
  10. uno dei piu' bei post sul papa' che abbia letto :)
    ciao raffi

    RispondiElimina
  11. Che meraviglia. Sei bravissima...sono senza parole.
    Berry

    RispondiElimina
  12. Anche quando un padre ci lascia, c'è.
    Rimane nei ricordi, nei colori, negli odori e nei sapori. Nella mente, nell'anima e nel cuore.
    Che bellezza leggerti. Che commozione.
    Con le tue parole hai riportato anche un pò del mio, un pò di tutti quei padri che se ne sono andati troppo presto.
    Grazie.

    RispondiElimina