venerdì 5 aprile 2013

L'intervallo dalle nostre consapevolezze


Leggere un post di Anna mi ha portato a riflettere su alcune considerazioni.

Anna è una persona “speciale” e lo è indipendentemente dalla sua storia “difficile”. Dai suoi abbandoni, dalle sue separazioni.

Lo è perché, sono convinta che al mondo esistano persone belle che abitano case provvisorie ma che appartengono ad altri spazi, altri luoghi. E sono qui solo per ingannare il tempo, o forse per un processo di purificazione temporale per poi riappropriarsi di altri orizzonti.
Di altri cieli.

Non a caso progetta ambienti, delimita l’infinito, dà margini all’universo e al vuoto.

I suoi lutti fanno parte di lei come le sue rinascite, i figli non nati sono figli nati silenti.

 

Anna parla di “confort care” pratica medi­ca che ha come fine aiutare il pa­ziente a ‘sentirsi bene’, per quanto possibile, in qualsiasi condizione si trovi”e lo fa attraverso la voce di Costanza Miriano neonatologa che applica questo principio ai bambini venuti al mondo con problemi di salute, a quelli destinati ad avere una vita brevissima, che hanno il diritto a godere, magari di 6 ore di vita, ma le 6 ore più belle e piene per i loro genitori.

 
Anna ha bisogno di speranze ed estende il concetto di confort care anche all’aborto.

Eppure Anna è molto chiara: non vuole aprire un dibattito pro aborto o contro aborto e ribadisce il sacrosanto diritto di tutti ad avere la libertà di abortire, come ad avere la possibilità di non farlo.

 
Per Anna sapere che nell’eventualità più buia che i suoi bambini possano essere malati, ci può essere un’alternativa, è un sollievo.
E’ aria nei polmoni sapere che c’è un medico che sta alla morte e alla vita nei termini che lei conosce così bene.

Perché cosa voglia dire avere la vita dentro, l’ha scritto tante volte, cosa voglia dire avere la morte pure, come averle insieme, anche.

Anna è questo, e molto, molto altro. E’ quello che era prima dei suoi figli e quello che è diventata dopo e grazie a loro.

Anna è una storia, forse già scritta, come lei dice, in cui ogni membro della sua famiglia si tiene per mano e cammina verso una direzione.

E qui mi fermo a riflettere.

Perché questo post non vuole essere un omaggio ad Anna, sebbene speri che Lei sappia che la sento così vicina da provarne il calore delle mani pur non avendole mai sfiorate e così amica come un’amica, piuttosto vuole essere un ragionamento.

Mi chiedo quanto siamo disposti a cambiare le nostre posizioni davanti ad avvenimenti imprevisti?

Quanto siamo disposti a cedere di noi stessi, delle nostre convinzioni, davanti a scelte complesse, difficili, emotivamente devastanti?

Magari siamo state sempre favorevoli all’aborto e poi davanti ad una scelta personale, abbiamo scelto la vita.

Magari abbiamo sempre pensato che noi no, un figlio fragile non lo avremmo mai messo al mondo perché consapevoli del fatto che non sopravvivendogli, non avremmo potuto proteggerlo per sempre e poi invece, lo abbiamo scelto.

O che noi no, noi siamo contrari all’adozione alle coppie gay per un concetto vecchio di famiglia, per poi ricrederci perché è famiglia dove risiede amore, indipendentemente dal sesso dei genitori.

Che noi no, noi non staccheremo mai il tubo che alimenta mia madre, o mio padre, o mio fratello, o il mio compagno che mi prega di restituirgli dignità nel momento dell’addio, per poi scoprirci pronte a tagliare con le forbici del pollo la flebo della separazione.

Che noi no…per questo o l’altro motivo, per poi cadere e farsi male e scoprire con il dolore di una pugnalata al centro dello sterno che “ogni scelta è insindacabile per chiunque ne sia estraneo, ogni ferita un dolore diverso, ogni dolore unico.”

Come le storie, come le persone, come le scelte.

Io sono una persona coerente. Coerente, spesso, anche negli errori.

Sono stata sempre contraria alla convivenza. Ho convissuto due anni prima di sposarmi.

Ho sempre pensato che avrei fatto ogni tipo di esame prenatale per fugare ogni dubbio sulla salute di mio figlio. Non ho fatto neanche l’amniocentesi.

Credevo che i figli biologici fossero in qualche modo diversi da quelli adottivi. Oggi ricorrerei anche all’eterologa se ce ne fosse bisogno.

Oggi non so come mi potrei comportare davanti ad una scelta dolorosa e devastante, ma so che non sarei così intransigente e integralista come un tempo. So che ci sono miliardi di sfumature di grigio. Alcune bellissime.

Come il viso di Mattia, come la speranza di Anna.

 

39 commenti:

  1. sull'aborto preferisco non esprimermi, ma sull'essere disposti a cambiare le proprie posizioni la vita mi ha costretta a farlo, tantissimo. Ho imparato a spostare l'obiettivo talmente più il là che il punto di partenza ormai si è perso nella nebbia della mia vita.
    Un abbraccio
    Annina è bellissimaaaaa
    sandra frollini

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    1. "Il punto di partenza si è perso nella nebbia della vita" è bellissimo.

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    2. Concordo, è bellissimo.
      Io amo mettermi in discussione, il "cosa farei se?..." mi stimola e mi fa crescere, anche se nella mia vita finora sono stata molto fortunata.
      Un bacio grande e grazie per le tue parole.

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  2. C'è che un conto è parlare, un altro fare. Un conto è ipotizzare di vivere una situazione, un conto viverla. Sono favorevole all'aborto nonostante il mio unico, grande e vero desiderio oggi come oggi sia avere un bambino.
    Sono favorevole ma mi si stringe lo stomaco quando qualcuno mi racconta la storia di una mamma che non era pronta a fare la mamma.
    Mi si stringe lo stomaco, soprattutto, quando ripenso alla me di 6 mesi prima del matrimonio. La me che aveva un ritardo di 15 gg e che pregava di non essere incinta. Pregava perché questo figlio aspettasse il momento giusto.
    Forse sono solo stata ascoltata.
    Se ora tornassi indietro mi coccolerei nella speranza di essere incinta durante quei 15 gg. Nonostante non fosse, secondo me, il momento giusto.

    La vita ti cambia. Sempre.

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  3. Ecco ora mi hai fatta piangere! :) Grazie

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  4. Che problema denso, e come l'hai reso accessibile, Raffaella...
    In queste cose ci ho vissuto per metà della mia esistenza. La mia ex moglie è ginecologa, specialista in diagnosi neonatale. Fra le sue qualità spicca sicuramente la sua indubbia capacità professionale, e lo scrupolo con il quale viveva la sua professione, che spesso è più di una professione.

    Bene, alla fine hai sintetizzato ciò che abbiamo condensato in venticinque anni di ragionamenti sull'argomento: non c'è una strada unica, valida per tutti i casi, e nemmeno valida a tutte le età per ciascuno. Vale ciò che ci si sente, anche a rischio di scelte estreme, che personalmente non mi sentirei di condividere, come quella di un mio ex compagno di liceo, la cui moglie scoprì di avere un cancro mentre era incinta del terzo figlio. I medici le dissero che era necessaria la radioterapia, e quindi l'aborto. Loro scelsero di portare a fine la gravidanza, e curarla dopo. Troppo tardi. Una scelta consapevole, la sua vita contro quella del bambino che doveva nascere. La vita di tutta la famiglia, del marito, dei figli che già c'erano. Io non l'avrei fatto, loro si. Forse in altre condizioni non l'avrebbero fatto neppure loro.

    Siamo in un ambito dove si trascende dal puro razionalismo. Io credo che si debba abbassare lo sguardo e rispettare ogni scelta, magari cercando di comprenderla....

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    1. Grazie Marzio. Anche io credo che l'unica posizione giusta sia abbassare lo sguardo, sperare di non trovarsi mai in certe situazioni e augurare buona fortuna.

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  5. Mi definivo atea due anni fa, adesso accolgo sempre meno le definizioni. in generale sono una che elabora i pensieri, le immagini, gli avvenimenti cercando di incastrarli in un mio mondo mentale dove davvero tutto è possibile, dove ogni cosa ha voce, ogni cosa ha un'anima. Credo che la vita,come la morte, siano possedute da ritmi incontenibili ed è questo che ci rende unici ma nel contempo dolcemente uguali. "Cuore cuore...impara quale ritmo possiede gli uomini". L'incontenibile.Ci ho pensato molto ultimamente e il mio ritmo mi porta in angoli apparentemente estranei ma effettivamente intimi e sempre sulla mia strada. Andrò in quella Chiesa del Santo che ha ascoltato la preghiera della mia amica che un mese dopo, dopo 25 di attesa, era incinta. Il bambino ora è amico mio, è in ematologia,ho conosciuto prima lui e poi la mia amica, sua mamma. Ed è speciale come tutta la sua famiglia. Non credo che andrò lì per parlare con il Santo in questione ma forse gli regalerò la testimonianza della loro bellezza, ne ho un pò nel cuore che non riesco a contenere e tocca capire dove farla riposare. Credo che andrò lì per la mia amica, per continuare la carezza che tanti anni fa aveva fatto lei. Un pò come le persone che cambiano i fiori ai cari andati via, continuo una carezza. Non starò qui a dire quanti amici gay ho (pure perchè sono troppi!), quante care amiche hanno abortito, quante ingiustizie colludono con il mio cuore ogni giorno per danneggiare una leggerezza che ci appartiene e che facciamo di tutto per rendere difficile. L'incontenibile è un ritmo che posso solo ascoltare e sono grata che esista la possibilità di poterlo ascoltare insieme.

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    1. Hai un modo di elaborare e ritrasmettere che non lascia indifferenti. L'incontenibile mi fa pensare.

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  6. Sempre molto difficile commentarti...il dono della scrittura nelle tue mani è quello che fai riflettere nel mio cuore, fino in fondo, con le tue parole. Grazie.

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    1. Riflettere a volte e' doloroso. Grazie Berry.

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  7. Mi scuso Raffaella e tutte, se se sarò un po' cruda con questo commento.

    Io non avevo nessuna posizione in merito all'interruzione di gravidanza, semplicemente speravo che non toccasse mai a me.
    Mi struggevo a pensare a quelle famiglie colpite da tragedie simili, sotto sotto mi chiedevo cosa avrei fatto io, ma era un pensiero talmente lontano e remoto...nessuno in fondo si aspetta che gli accada una cosa simile, fin quando non ti ci trovi dentro e ci sprofondi.
    Non sono serena per la decisione che abbiamo preso, non potrò mai esserlo, e dubito che lo sarei stata anche se avessimo deciso di portare avanti la gravidanza che era stata definita di un feto "terminale".
    L'avrei tenuta, solo quello volevo.
    Eppure non ce l'ho fatta, era uno strazio sentirla muovere sapendo che se ne sarebbe andata, avendo i giorni contati. La imploravo di non muoversi.
    Ho conosciuto donne che hanno avuto un altro tipo di coraggio e hanno aspettato che la vita si spegnesse dentro di loro, e in quella sofferenza le ho sentite urlare ed invocare che la fine arrivasse subito.
    Si arriva persino a questo. Sono situazioni davvero estreme, esperienze che non auguro a nessuno, devastanti.

    Sono contenta che esistano persone che si prendano cura di un bimbo che nasce ma che non ha speranze di sopravvivere, perché la sua vita ha lo stesso valore della nostra, o forse anche di più. E sono contenta anche che ci siano persone che decidono di andare avanti, di spingersi fino a quel punto.

    Io mi sento di aver sminuito in qualche modo quel valore, ed è una cosa con cui non farò mai pace.

    Anche se per me lei valeva più di tutto.

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    1. Neanche io ce l'ho fatta a sopportare lo strazio di sentirla muoversi. Ho avuto due splendidi figli dopo quella bambina che mi frullava nel ventre. Ma so che farò i conti con quella scelta ogni giorno, dentro di me, in silenzio, senza la forza di parlarne con nessuno, per il pudore di quel dolore puro, assoluto, che mi ha fatto singhiozzare dalla disperazione per la prima volta nella mia vita.
      Non dirò mai più "non lo farò mai".

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    2. scusami Elle per aver rinnovato il tuo dolore.
      Non dovevo parlarne in questi termini.

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    3. No, Anna, non ti preoccupare, non hai rinnovato il dolore.
      Sono argomenti che m'interessano e che mi vado a cercare comunque. I termini che hai usato io li comprendo benissimo, anzi, ho anche cercato di spiegare da dove nasce la mia pena, pensando al modo di operare della neonatologa e di chi lavora con lei.

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    4. Non hai proprio niente di cui scusar ti, Elle cara. Semmai sono io che devo chiedere scusa per toccare corde e ferite sanguinanti. Sono io a dirti grazie, a te, a Fulvia, ad Anna, per lasciare qui un pezzo di voi, per raccontarvi con dolore, per gridare con voce silente la vostra sofferenza. Cara Elle inutile dirti che hai fatto ciò che ritenevi più giusto per lei. Lo sai tu e lo sa lei. Il resto e' contorno, sfondo. Non hai niente da rimproveranti. Vorrei solo abbracciar ti è dirti che un giorno farà meno male. Ma non posso.

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  8. "...Ho sempre pensato che avrei fatto ogni tipo di esame prenatale per fugare ogni dubbio sulla salute di mio figlio. Non ho fatto neanche l’amniocentesi."
    ....

    e poi citi Mattia, di Antonella.
    Mentre ti leggevo pensavo a lei, e pensavo ad un suo post sull'aborto, un post che mi ha permesso di conoscerla e conoscere la sua scelta.
    Non volevo parlare di aborto volontario nel mio blog.
    E la mia condizione di abortiva spontanea, certo non mi dà il diritto di dare nessun giudizio e certo, non ho mai voluto darne.
    Ma è ovvio che è un argomento che mi tocca da vicino, tocca il mio essere, quella che sono diventata.
    Perchè, come scrivi tu, ho vissuto la vita e la morte contemporaneamente dentro di me.
    E la mia alla fine è paura.
    Paura di ritrovarmi con quel dolore e dover scegliere, mentre fino ad ora, qualcuno ha scelto per me.

    Era questo che volevo dire.
    Volevo raccontarvi.

    E sapere che qualcuno può sostenere, in "alternativa" mi aiuta.
    Solo questo.
    Perchè le donne non andrebbero lasciate da sole.
    Mai.
    Che sia questa una scelta o che non lo sia.

    Io non sono mai stata lasciata sola, da un punto di vista medico, questo lo devo dire.
    Ma conosco tante donne, tante storie di solitudine, che mi hanno fatto sanguinare il cuore.
    Tutto è parte di una maternità consapevole.
    Di scelte consapevoli, di fronte alla morte e alla vita.

    grazie per aver spiegato molto meglio di me.

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    1. Anna carissima, ho solo sentito il bisogno di interrogarmi senza, per altro, trovare risposte. Ho commentato il tuo post e solo dopo ho capito che ero stata superficiale. Tu hai spiegato benissimo

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  9. Ho letto tutto, il post, l'articolo ...e ti dico che io sono dell'idea che meglio non avere idee ...nel senso che non sono una estremista in nessuna cosa e in nessun aspetto della mia vita ...ma non perch io sia "senza pensieri" ma semplicemente che devi esserci dentro per poter scegliere ... e con un argomento simile ancor di piu' .... dico solo che il cambiare idea sinonimo di intelligenza ... un abbraccio a tutte voi che avete vissuto in un modo o nell'altro queste scelte

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    1. Credo che il tuo sia l'atteggiamento più giusto

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  10. Queste sono pagine che mai avrei voluto leggere.
    Anch'io come franci sono una che preferisce non avere idee definite su questo argomento scottante. Troppo personale. Troppe vite o non vite in gioco. Troppo dolore misto a disperazione. Certe cose purtroppo le devi vivere a pelle per poterne capire appieno tutti gli aspetti. E quando capita...
    Comunque penso che siano proprio i "trascorsi" della vita che ti fanno scegliere in un senso o nell'altro, è pur sempre una scelta e credo che non venga mai presa a cuor leggero,poi, non vorrei alzare ancora di più il polverone, ma siamo proprio sicuri che chi sceglie la vita, pur sapendo che sarà sempre e comunque una vita malata,sacrificata e spenta, abbia fatto proprio la scelta giusta? E se si è trovata a farla, perchè ha scelto di far vivere...
    Parla una che si è trovata a dover condividere il dolore di un malato terminale, terminale si fa per dire, la sua malattia lo logorava piano piano, e leggergli la sofferenza negli occhi fino a quando non ha esalato l'ultimo suo affannoso e lento respiro non è stato un granché piacevole...

    scusate se mi sono intromessa

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    1. Grazie Mara per la tua testimonianza. La tua non è un'intera missione e sono contenta che hai raccontato qui un pezzo del tuo dolore. Si, certe cose non vorremmo mai leggere, ne vedere la disperazione negli occhi di chi amiamo, ne lasciarlo andare, ne scegliere per loro, ne avere paura delle nostre scelte.
      Forse raccontar celo esorcizza certe paure, forse ci rende meno soli.
      Forse.
      Grazie di essere passata.

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  11. Intromissione, volevo dire. L' iPad fa brutti scherzi.

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  12. Non riesco ad avere un'opinione precisa, sono una debole quando si tratta di argomenti che toccano i nostri angeli e rimango paralizzata di fronte a qualsiasi scelta. Scusa Raffaella, il mio commento e' dl tutto inutile lo so, ma proprio non ce la faccio.

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    1. Ma che dici? Ogni posizione e' rispettabile, anche questa tua difficoltà davanti ad un argomento così difficile. Soprattutto adesso per te che sei in una fase osi delicata. Non ti scusare non hai niente di cui scusasti e sii serena, lei ha bisogno di sentirmi felice.

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  13. Quanto hai ragione. E domenica ti faccio conoscere Francesca.

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    1. Aspettiamo di conoscerà, allora. Sarà interessante. Baci

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  14. Sono contro l'aborto, ma inteso come mezzo contraccettivo, per il resto non me la sento di giudicare nessuno, ma una mia opinione ce l'ho. A 37 anni non ho fatto nè amniocentesi, nè villocentesi, nè altri esami prenatali, avrei accettato ciò che a me era stato destinato. Non volevo nemmeno pormi la domanda, non volevo che nessuno mi dicesse cosa fare. E' stata una mia decisione, solo e unicamente mia.

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    1. Ciao Moky, una mia curiosità: non hai fatto neanche ecografie?
      Grazie.

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    2. Si eco si, non sono una sprovveduta ed esami del sangue più del normale, essendo stata ipotiroidea c'era il pericolo che Miciomao nascesse affetto da cretinismo, dovevo continuamente aumentare la dose di Eutirox per compensare le necessità del feto e mie.

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    3. Il fatto è che, secondo me, una madre valuta non solo quello che per lei è stato destinato ma, soprattutto, quello che per il proprio figlio è stato destinato.Ho vissuto il dolore di sentire mia figlia priva di vita dentro di me ma ringrazio di non essermi trovata di fronte alla scelta di dover interrompere la gravidanza perchè credo che non ci sia per una madre dolore più grande. Di fronte a certi eventi, si impara che niente di ciò che potevamo aver pensato "prima" conta, perchè tutto cambia e assume un significato diverso e anche quello che pensavamo di non poter mai fare diventa, improvvisamente, l'unica scelta possibile. Ecco perchè, anche io, penso che "Oggi non so come mi potrei comportare davanti ad una scelta dolorosa e devastante, ma so che non sarei così intransigente e integralista come un tempo. So che ci sono miliardi di sfumature di grigio. Alcune bellissime.". Grazie per questo post.

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    4. Oh Claire...tutto cambia e io spero con tutta me stessa che possa cambiare ancora una volta, per voi, in meglio.
      Grazie per esserti raccontata in questo modo sincero. Non è facile.
      Raffaella

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  15. io penso che di tutta la teoria che si crede di possedere, quando poi tocca passare alla pratica, resta ben poco. giustamente, credo. perché le risposte vanno date nel momento in cui la vita pone le domande.
    un abbraccio

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    1. sacrosanta verità Fioly,la vita domanda e non c'è risposta preconfezionata che tenga. E' un pò come con i bambini. Immagini come e dove gli spiegherai dei grandi concetti, la vita, la morte, la nascita e poi ti accorgi che tutto avviene in maniera molto diversa da come l'avevi immaginata.

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  16. "E sono qui solo per ingannare il tempo, o forse per un processo di purificazione temporale"...
    Quanto, quanto mi piace questa definizione!

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