martedì 10 settembre 2013

Il partigiano Johnny


Giornate, così.

Metto in fila pensieri, progetti, propositi settembrini. Vorrei muovermi, ma sono ferma, o forse faccio impercettibili spostamenti verso qualcosa che non riconosco ancora come meta.

I miei ragionamenti sono spesso indisciplinati, più di una persona mi dice che si fa fatica a starmi dietro.

E’ che non sono brava a mettere ordine né fuori né dentro.

Vorrei solo scrivere. Scrivere e scrivere. Mettere in fila le mie parole, creare il mondo che vorrei, dare la mia voce alla realtà.

Quando scrivo, sto bene.

Invece non ho tempo.

Non trovo più il tempo per le mie parole. Quelle lette, quelle scritte, quelle degli altri che mi restituiscono le cose intorno, gli amori vissuti, i libri letti, le albe ed i tramonti visti, le emozioni sotto la pelle che spingono per uscire.

Ieri ho letto un pezzo di storia dolorosa. Uno dei tanti. Il giorno più nero della storia cilena raccontato da Luis Sepulveda, autore che amo. http://www.liberazione.it/rubrica-file/Il-partigiano-Johnny-nella-notte-di-Allende.htm

 

E’ di questo che parlo…del fatto che si può raccontare la storia, la realtà, anche quella più nera, quella disumana, quella che sembra non appartenerci, con poesia. Con la capacità rara, solo di alcuni grandi che riesce a farci vedere ciò che resta, ciò che avrebbe potuto e non è stato.

A volte la forza delle parole…

 

12 commenti:

  1. Mi piace l'idea degli sposatmenti impercettibili verso qualcosa che non si riconosce ancora come meta. Tutto il fare ma anche il non fare contribuisce alle nostre future scelte attive, e non sempre il non fare ha conseguenze negative.
    Sara' anche settembre e insomma le vacanze son finite e tutto quanto pero'...il sole c'e' ancora e un po' ancora ci possiamo crogiolare nell'indisciplinatezza :-)

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    1. Si, si, voglio essere indisciplinata ed ingovernabile. ma tu come stai??

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    2. Se Sfolli ha ragione "anche il non fare contribuisce alla nostre future scelte attive" beh io allora sono a cavallo. Che sarà l'autunno e il cervello che deve riabituarsi all'attività ma io nonglielapossofà.

      Bacio care

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  2. Le parole possono essere potenti come macigni.
    Possono ferirti come e più di un'arma tagliente, possono aprirti gli occhi che fin'ora hai tenuto quasi chiusi, così come, possono darti la forza per continuare, perché ne vale sempre la pena.
    E saperle usare è davvero un dono.

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    1. Si Mara, un grande sono sapere usare...

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  3. e allora dovresti leggere Nicoli Lilin.
    Certo non è Sepulveda ma..

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    1. Troverò il tempo...grazie del consiglio.

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  4. come ti capisco...
    le parole non dette sono preziose e pesanti quanto un ricordo lontano, leggere come lo sono i nostri occhi quando iniziamo a sognare e a farli ballare indiscreti. Le parole non dette sono la mia dipendenza "migliore" dopo il vino ..(che ora non mi accompagna più, ahime)

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    1. Ti capisco, sono moglie di un sommelier!!! Sarà più bello quando potrai brindare con parole nuove al bambino che verrà.

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  5. sì sì.. belli gli spostamenti impercettibili verso mete ancora ignote.
    Però, a volte, preferirei fare passi da gigante ;-)

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  6. Bello rivederti...grazie. Si, anche io preferiso i passi da gigante, ma non sempre le mie gambe riescono a superare grandi distanze.e allora preferisco pensare che anche lo stare fermi ha un senso. Ti abbraccio.

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  7. Com'è difficile scrivere bene del dolore e talvolta anche più difficile scrivere di gioia. Come mi piacerebbe saperlo fare proprio bene, come fai tu ... quindi a piccoli passi attendiamo le prossime storie ...

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