venerdì 30 novembre 2012

Un post, così


Vedere i comignoli colorati e le forme ondulate di Gaudì, sorridere abbracciati davanti a Time square, perdersi risalendo insonnoliti le rive del Makong, verso le torri merlate di una città perduta tra le radici del tempo, mentre ripensiamo a Dahoo, con la sua lunga proboscide che ci porta sulla groppa in mezzo ad una foresta thailandese.

Procedere verso il tramonto lungo la rotta dei vini e fermarsi, sorpresi con gli occhi di bimbi davanti al ballo delle balene in una baia della costa meridionale del sud dell’Africa, sapendo nel cuore che la danza dei cetacei è l’inno alla vita che già, disperatamente comincio a cercare.

Rimettere la sveglia per vedere dalla finestra del lodge gli animali che bevono nella savana, amarci dentro le acque cristalline dell’oceano indiano e perderci di fronte a quello pacifico.

Bere del bordoux a Bordoux e litigare come pazzi perché qualcosa è cambiato.

Ridere, ridere e ridere ancora di quando gli occhi si sono gonfiati per il freddo di Praga, per gli aerei sbilenchi su cui abbiamo viaggiato. Ripercorrere i brividi, la mia mano nella tua, ogni volta che si decolla. E ancora spiagge candide, e incontri sommersi.

Avremmo potuto proseguire lungo i vigneti della Borgogna, su, su, fino a un punto impreciso per poi riprendere un’altra strada e continuare a vedere posti, incontrare persone, cogliere attimi che continueranno a vivere di vita propria.

Un’altra vita, distante da questa, diversa.

Annusare l’odore delle piante di mirto che costeggiano l’Alhambra, o bighellonare tra i mercatini di Camden Town o tra i banchi del Russian market di Phnom Penh che brulicano di persone, che si pigiano e si strattonano tra corridoi stretti, soffocanti e strapieni di cose.

E tu che ridi perché hai acquistato una pianta di orchidea.

Svegliarci stropicciati per il troppo camminare mangiando french toast e marmellata e bekon e uova strapazzate o ostriche in una notte ventosa all’altro capo del mondo.

Partire, tornare e ripartire.

In che punto del viaggio, ci siamo fermati?

 

 

 

 

 

 

 

 

11 commenti:

  1. post letto d'un fiato, come tutti quelli che mi piacciono subito e molto.. ciao

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    1. Allora ora bisogna prendere aria!
      Grazie

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  2. Mai fermato.... e spero di non fermarmi mai

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    1. Sei stato bravo, allora. Come si fa?

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    2. Si vive, ci si tuffa nella corrente e si nuota. Ma per me è più facile, e più difficile allo stesso tempo: son solo :)

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  3. Prima di avere figli ero una girovaga, ho fatto anche l'assistente di volo...adesso ci vuole tutta fare 40km... Mah

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  4. Talvolta un viaggio prende solo una pausa ... O si trasforma in un viaggio diverso. Basta trovare sempre un motivo per ridere insieme, anche mezzi addormentati sul divano, che dici?

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  5. Me lo chiedo anche io?? Quei bei viaggi riprenderanno fra qualche anno magari in tre;-))

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  6. Anche i viaggi si modificano, da single adoravao i villaggi turistici, ora se ne vedo uno in lontananza cambio strada.
    Non rinnego mai il passato, ma si cambia, cambia la vita, le abitudini i viaggi. baci

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  7. Facciamo finta di non pensarci, ci diciamo che le cose cambiano ed è normale così. Ma prima o poi ce lo chiediamo tutti "In che punto del viaggio, ci siamo fermati?". Non lo so, mi verrebbe da rispondere su due piedi

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  8. l' importante, io credo, è capire da che punto su vuole ripartire.
    parole bellissime che ti portano in giro...

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